A cura di Gilberto Borzini
Il Turismo è la “cartina tornasole” dell’economia reale. Le scelte di consumo prodotte da quel che resta della classe media evidenziano le criticità complessive del Sistema Italia.
C’era una volta la classe media e con le il Boom degli anni ’60 i cui effetti si sono trascinati sempre più stancamente fino alla fine del secolo scorso. Poi arrivò la globalizzazione con le sue delocalizzazioni, con le grandi concentrazioni di impresa, con la prevalenza della finanza sulla politica, con il primato azionario delle cedole rispetto alla produzione e se di classe media si può oggi parlare lo si fa indicando Paesi orientali e africani, dove lo sviluppo industriale è tuttora significativo.
Consumo Interno
La lunga fase di stagnazione economica europea, che accomuna tutti i membri dell’UE, dipende da molteplici fattori, non ultima la struttura organizzativa, politica e monetaria dell’Unione stessa, ma indipendentemente dai fattori di innesto della crisi è il dato generale, la riduzione dei consumi interni, quello maggiormente preoccupante e significativo.
Non solo in Italia, ma particolarmente in Italia a causa della consistente perdita del potere d’acquisto salariale, la “domanda interna” si è contratta notevolmente. La crisi dell’automotive, con un calo del 25% delle immatricolazioni genericamente registrato, può essere stata avviata dalle politiche di Green Deal targate UE ma si afferma nelle condizioni di accesso al credito e ai finanziamenti, all’eccessivo costo in rapporto alle retribuzioni, alle nuove priorità che si affacciano nelle famiglie dove i costi ordinari lievitano senza disporre di un adeguato e corrispodente livello di crestica delle retribuzioni.
Gli interventi operati dal Governo in materia fiscale non hanno prdootto risultati apprezzabili e il consumo “semi voluttuario” del Turismo ne ha fortemente risentito modificando sensibilmente tanto l’organizzazione quanto gli obiettivi d’acquisto dei nucei familiari.
Gli assenti che pesano
Allargatasi la forbice di coloro che vengono inseriti nella fascia della povertà assoluta, cifra che sfiora i sei milioni di italiani, pari ad oltre il 10%, ridotto lo scontrino medio di consumi alimentari, la classe media che resiste ha in questo anno dimostrato una preferenza per soggiorni brevi, possibilmente ripetuti, in territorio nazionale. Il calo delle vendite di viaggi a lungo raggio parla di una percentuale attorno al 20% rispetto allo scorso anno, complici anche le tensioni geopolitiche, le guerre e i relativi rincari energetici.
Siamo di fronte, però, ad una ancora inespressa recessione dal consumo turistico che si manifesta con la “domenica in spiaggia” in aree balnearie di prossimità, e con la “camminata rinfrescante in montagna” che vanno sostituiendo rapidamente le precedenti “vacanze” settimanali in villaggi, alberghi e resort.
L’andamento dell’economia turistica è specchio perfetto dell’economia generale, definisce trend e cambiamenti, modelli e variabili.
È in questa condizione che gli Operatori Economici si trovano a tentare, almeno, di far quadrare i conti, ma è necessario domandarsi fino a quando gli albergatori potranno reggere con coefficienti di occupazione positivi nel solo fine settimana, fino a quando gli affittacamere (esclusi quelli che operano nelle città d’arte saturate dall’overtourism) potranno reggere con un’occupazione media annuale che non supera il 35%, fino a quando le agenzie di viaggio potranno vivere con una domanda che sempre più spesso prenota i servizi di viaggio e soggiorno attraverso piatteforme online e fino a quando i Tour Operator reggeranno all’interno di un modello di consumo necessariamente orientato al solo segmento “Lusso” di alto spendenti.
Se nei precedenti interventi sottolineavo come l’unico mercato in cui abbia valore investire e operare è quello alto spendente ecco che nuovi elementi derivanti dall’economia generale confermano, purtroppo, l’indicazione.
Pochi Servizi, meno Turismo
Il Governo nazionale persegue le dinamiche del Riarmo definendo, non senza imbarazzi e arrampicate sui vetri, una prossima contrazione della Spesa Sociale per attribuire diversamente le non eccessive risose erariali, appesantie da un debito pubblico crescente e dal necessario rimborso del maxi prestito a tasso agevolato ricevuto dall’UE noto con l’acronimo di PNRR.
La contrazione dei servizi, in particolar modo di quelli erogati da Comuni e Province,colpirà trasversalmente tutte le categoie, facendosi però sentire maggiormente in proporzione al reddito disponibile.
Ecco allora che i servizi connessi alla Scuola (mensa, trasporto, libri) e quelli collegati all’infanzia, a partire dagli Asili sempre più carenti, subiranno o una riduzione quantitativa nell’erogazione o un sostanzioso incremento delle condizioni di accesso e utilizzo.
Lo stesso è ipotizzabile per i ticket sanitari e per le prestazioni accessorie alla persona fino a ieri erogate dall’INPS .
A diminuzione dei servizi pubblici e sociali, o di fronte a un incremento dei relativi costi e prezzi, farà riferimento un’ulteriore contrazione della domanda relativa a servizi non immediatamente necessari quando non espressamente voluttuari come il Turismo.
L’erosione, lenta e costante, della capacità di spesa della Classe Media, una classe sempre più orientata alla discesa sociale sarà tamponata dall’inevitabile mortalità degli anziani che lasceranno a figli e nipoti liquidità e beni immobili, ma sia chiaro che si tratterà di una “frenata” e non di un’inversione di tendenza.
Dalle Presenze alla Marginalità
Il ragionamento sopra esposto conduce ad una necessaria conclusione: il turismo deve essere misurato in base al Valore aggiunto che genera e non alle presenze registrate sul territorio.
Fino a quando conteremo presenze e pernottamenti vivremo all’interno di una Bolla di Illusione autodeterminata. Quello che conta è ciò che il Turismo marginalizza per le Imprese e il Valore aggiunto che genera per i territori.
Potremmo scoprire che ospitare meno persone con soggiorni a maggior valore aggiunto genera più profittabilità e migliore sostenibilità ambientale.
E nella stessa logica deve mutare anche il conto economico nazionale: il PIL è uno dei dati possibili ma non può più essere considerato il valore principe se a parità di Prodotto Lordo incrementa sensibilmente la quota di povertà nazionale.
