A cura di Gilberto Borzini
LA RIFLESSIONE
L’idea di dirottare il traffico dell’Overtourism verso destinazioni meno note o addirittura ignote assomiglia a quella di proporre a un amante delle dive cinematografiche di non vedere una pellicola con Marilyn Monroe (o la Bellucci, fate voi) sostituendola con una interpretata da Tina Pica.
Tina Pica fu attrice leggendaria, superba interprete di caratteri burberi accompagnata da una voce roca e da una fisiognomica caratteristica. Brava, bravissima ma non vamp.
Altre attrici, molto meno talentuose, divennero Dive dello Star System grazie alle loro proprietà fisiche, alla loro avvenenza e sensualità.
Il pubblico faceva la fila, al cinema, per vedere Sharon Stone o Monica Bellucci, ma apprezzava la “bruttezza” solo in quanto figlia di Fantozzi o domestica di Totò.
Il grande pubblico ama le cose popolari, conosciute e affermate come “belle” dall’universo mondo. Così si precipita nelle città considerate “belle” dalla cultura popolare e invade Venezia, Firenze, Roma, Verona (limitatamente al percorso Arena, Piazza delle Erbe, Balcone di Giulietta dove finalmente scrivere epitaffi e iscrivere cuoricini).
In nostro Turismo è questa cosa qua.
Proporre a chi visita Roma in modalità instagrammata (Monica Bellucci) di andare a Tivoli (Tina Pica) ad ammirare i Giardini papali o la Villa Adriana è palesemente ridicolo: a Tivoli ci va l’iscritto al FAI, non il turista “mordi e fuggi”, e l’iscritto al FAI (o al Touring Club) non ha bisogno neppure che glielo si suggerisca.
Che Turismo volete?
Mi dicono esista un Ministero del Turismo e anche un Ministro. L’ultima volta che ne ho avuto sentore fu con una pubblicità televisiva in cui si proponeva di acquistare i servizi in agenzia. Dopo di che il nulla. Eppure il Turismo avrebbe bisogno di notevoli rivisitazioni.
Un Calendario adeguato
Troppe famiglie sono legate ad un calendario scolastico di impronta agraria e ottocentesca, quando i giovani d’estare servivano al raccolto agricolo. Nel frattempo l’economia è diventata industriale e poi del terziario avanzato, ma il calendario scolastico è rimasto il medesimo. Adeguando il calendario scolastico alla realtà si produrrebbero forme brevi e ripetute di vacanza, settimanali o quindicinali, che consentirebbero alle imprese di incrementare la produttività e la produzione e al turismo di diversificare e destagionalizzare con efficacia ed efficienza.
Contratti e Lavoro
La revisione del calendario scolastico e turistico definirebbe un’occupazione non più saltuaria e stagionale, in particolare nel mondo della ristorazione, bensì costante e, come tale, basata su minimi salariali accettabili e ragionevoli. Un ampliamento della stagionalità consentirebbe alle imprese alberghiere un consolidamento delle ali di stagione a vantaggio del proprio esercizio.
Produttività e Produzione
Senza una pausa estiva prolungata terminerebbe la chiusura agostana generata dal modello fordista industriale, affermando il modello aperto in capo al terziario avanzato che mantiene costante e permanente l’attività, eventualmente gestita in modlaità “smart”. Il miglioramento dei termini economici generali sarebbe immediatamente significativo.
Il ritorno di Tina Pica
Ecco allora che potendo disporre di un numero di “short breaks” elevato e gestibile anche in termini di famiglia, i turisti disporrebbero della possibilità di scegliere di volta in volta sia mete dominate dall’Overtourism sia quelle meno note ma culturalmente utili e didatticamente utili alla figliolanza. Non si precipiterebbero tutti nelle stesse ore e giornate a vedere un film con Marilyn Monroe o altra dive seminuda ma andrebbero di tanto in tanto al cinema d’essai dove si proietta Tina Pica.
Perchè il Turismo è una questione politica, eminentemente politica, e come tale deve essere determinato.
Più politica, meno mercato
Serve la politica per affermare la liberalizzazione delle spiagge. Serve la politica per ricordare il diritto di chiunque a soffermarsi entro i cinque metri dal frangionda, anche davanti agli stabilimenti balneari. Serve la politica a definire i servizi minimi sulle spiagge libere. Serve la politica per inserire nei corsi di formazione di Salvataggio le regole della libertà di accesso al mare e la direttiva Bolkenstein. Serve la politica per governare la presenza di B&B nelle città più o meno d’arte.
Serve la politica per stabilire il coefficiente di pressione antropica tollerabile dal territorio.
Serve la politica per introdurre ticket di ingresso e tasse di scopo per la tutela e la salvaguardia dell’arte presente nelle cosiddette città d’arte.
Tutte cosine, le prime che mi vengono in mente, che infastidiscono il “mercato” e i suoi cultori.
Il Mercato non si autoregola perché il Mercato specula per sua propria natura, e a forza di speculare irresponsabilmente il Mercato devasta ambiente e territori, rovina e spreca i tesori di quell’arte che sfrutta a mani basse senza assumersene la responsabilità.
