2 Ottobre 2026, venerdì
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Arbitri e designazioni sotto esame, la Procura di Milano chiede l’archiviazione per Rocchi e Inter: “Nessun sistema per alterare le gare”

Dopo due anni di indagini cade l’ipotesi di una regia occulta sulle nomine arbitrali. I pm riconoscono alcune interferenze, ma escludono una frode sportiva strutturata. Gli atti passano ora alla giustizia sportiva per eventuali valutazioni

Si chiude con una richiesta di archiviazione il fascicolo milanese sul presunto “sistema” di condizionamento delle designazioni arbitrali che aveva coinvolto Gianluca Rocchi, ex responsabile della Can A e B, e, in un secondo momento, anche l’Inter. L’ipotesi investigativa, che aveva acceso il dibattito nel mondo del calcio, era quella di una possibile influenza sulle scelte degli arbitri attraverso rapporti e gradimenti legati ai club interessati.

Dopo circa due anni di accertamenti, però, la Procura di Milano guidata da Marcello Viola ha concluso che non emergono elementi sufficienti per configurare una frode sportiva penalmente rilevante. Nessuna combine, nessun meccanismo organizzato per alterare il regolare svolgimento delle partite.

La richiesta di archiviazione riguarda Gianluca Rocchi, indagato per concorso in frode sportiva, e la stessa società nerazzurra, iscritta recentemente nel procedimento ai sensi della legge 231 del 2001 sulla responsabilità amministrativa degli enti.

L’indagine sulle designazioni: episodi accertati, ma nessun “sistema”

Secondo la ricostruzione della Procura, alcuni episodi di possibile interferenza nelle dinamiche delle designazioni arbitrali sono effettivamente emersi nel corso dell’inchiesta. Tuttavia, gli investigatori hanno escluso l’esistenza di una struttura organizzata finalizzata a influenzare gli arbitraggi.

Nella nota del procuratore Viola viene chiarita la distinzione fondamentale tra una semplice interferenza e una condotta penalmente perseguibile: la frode sportiva richiede infatti comportamenti fraudolenti concretamente idonei a incidere sulla regolarità di una gara.

L’archiviazione, dunque, non nega che vi siano stati contatti, pressioni o interlocuzioni nel mondo arbitrale, ma stabilisce che tali elementi non raggiungono la soglia necessaria per sostenere un’accusa di manipolazione del risultato o dell’andamento delle partite.

L’Inter indagata: una circostanza emersa solo ora

Uno degli aspetti più rilevanti della vicenda riguarda il coinvolgimento dell’Inter, la cui iscrizione nel procedimento è stata resa nota soltanto nelle ultime ore.

Il club nerazzurro era stato chiamato in causa nell’ambito della responsabilità amministrativa degli enti, con riferimento all’ipotesi che eventuali condotte illecite fossero state commesse nell’interesse o a vantaggio della società.

Nel fascicolo, i pm ipotizzavano che Rocchi avesse potuto “pilotare” alcune assegnazioni arbitrali in concorso con esponenti dell’Inter rimasti non identificati. Un’ipotesi investigativa che, alla luce degli approfondimenti svolti, non ha trovato conferme tali da giustificare un procedimento penale.

Le partite finite sotto la lente degli investigatori

Le gare analizzate dagli inquirenti erano quattro, considerate potenzialmente sensibili per le modalità con cui erano state effettuate alcune designazioni:

  • Bologna-Inter della stagione 2024/25
  • Inter-Milan di Coppa Italia 2024/25
  • Torino-Inter della stagione 2025/26
  • un ulteriore episodio relativo al campionato 2024/25 già oggetto degli approfondimenti investigativi

Secondo la Procura, però, nessuna di queste partite presenta elementi tali da far ipotizzare un condizionamento arbitrale finalizzato a modificare il risultato sportivo.

Gli atti alla giustizia sportiva: il capitolo non è completamente chiuso

La decisione della Procura ordinaria non significa necessariamente la fine di ogni valutazione. Gli atti dell’indagine saranno infatti trasmessi alla giustizia sportiva e alla Procura Generale del Coni, chiamate a verificare l’eventuale presenza di profili disciplinari differenti rispetto a quelli penali.

Resta inoltre separato il filone relativo alle cosiddette “bussate” alla sala Var di Lissone, cioè i contatti e le comunicazioni verso il centro tecnologico arbitrale durante le partite. Questo capitolo è stato trasferito alla Procura di Monza per gli eventuali approfondimenti di competenza.

Un’inchiesta che ridimensiona i sospetti

La vicenda arbitrale, nata tra sospetti e interrogativi sulla trasparenza delle designazioni, arriva dunque a un punto decisivo: per la magistratura ordinaria non ci fu alcuna regia occulta né un sistema capace di alterare la competizione.

Resta il tema, più ampio e delicato, dei rapporti tra società, dirigenti e mondo arbitrale, un equilibrio da sempre considerato una delle aree più sensibili del calcio italiano. Ma sul piano penale, dopo due anni di verifiche, l’ipotesi di una frode sportiva strutturata non ha trovato riscontri.

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