3 Ottobre 2026, sabato
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Ue-Ucraina, nasce il “Drone Deal”: l’Europa punta sull’esperienza di Kiev per la nuova frontiera della sicurezza

Von der Leyen e Zelensky lanciano un partenariato industriale sulla difesa: l’Ucraina mette sul tavolo il know-how maturato sul campo di battaglia, Bruxelles offre capacità tecnologiche e produttive. Zelensky: “Produciamo già 10 milioni di droni l’anno, presto saranno 20”

La guerra in Ucraina ha trasformato profondamente gli equilibri della sicurezza europea, modificando anche il ruolo di Kiev nello scenario internazionale. Da Paese chiamato a ricevere sostegno militare, l’Ucraina si presenta oggi come un laboratorio avanzato di innovazione nella difesa, soprattutto nel settore dei droni, diventando un interlocutore industriale strategico per l’Unione europea.

È questo il cuore del nuovo accordo annunciato a Kiev dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky: un partenariato industriale tra Ue e Ucraina dedicato alla produzione e allo sviluppo di sistemi senza pilota, ribattezzato dalla leader europea il “Drone Deal”.

“Ogni giorno l’Ucraina rende l’Europa più forte”, ha dichiarato von der Leyen, sottolineando come Kiev sia passata “sotto molti aspetti, dall’essere un acquirente a diventare un fornitore netto di sicurezza per l’Europa”. Una trasformazione che, secondo la presidente della Commissione, impone un nuovo modello di collaborazione fondato sulla condivisione di competenze, tecnologie e capacità industriali.

Il valore strategico del know-how ucraino

La forza dell’accordo risiede soprattutto nell’esperienza maturata dall’Ucraina sul campo di battaglia. Il conflitto contro la Russia ha accelerato lo sviluppo di tecnologie legate ai droni, trasformandoli in strumenti decisivi per ricognizione, attacco, difesa e guerra elettronica.

“Negli ultimi mesi l’Ucraina ha siglato accordi di questo tipo sui droni con diversi Paesi, dall’Europa al Medio Oriente. Questo dimostra l’interesse suscitato dalla sua esperienza sul campo di battaglia”, ha spiegato von der Leyen.

Secondo la presidente della Commissione, il valore aggiunto di Kiev non riguarda soltanto la progettazione dei velivoli, ma un intero ecosistema tecnologico: dalle linee produttive alle catene di approvvigionamento, dai sistemi radar alle stazioni terrestri, fino ai sensori e alle capacità operative necessarie per utilizzare questi strumenti in contesti reali.

“Le conoscenze acquisite su come gestire i sistemi di droni e anti-drone sono davvero uniche”, ha evidenziato von der Leyen, ricordando che l’Europa ha già assistito a episodi di incursioni e allarmi legati all’utilizzo di velivoli senza pilota in diversi Stati membri.

La sfida, dunque, è costruire rapidamente una capacità europea in grado di rispondere a minacce sempre più sofisticate. “Abbiamo bisogno di sistemi di droni collaudati sul campo di battaglia, prodotti su larga scala e disponibili rapidamente”, ha aggiunto.

L’Europa porta industria e tecnologia, Kiev porta esperienza operativa

Il nuovo partenariato nasce dalla complementarità delle due realtà. L’Unione europea dispone di una solida base industriale, centri di ricerca avanzati e infrastrutture produttive sicure, ma manca ancora di quella esperienza diretta che l’Ucraina ha accumulato in anni di guerra.

“In Europa disponiamo già di un’enorme capacità tecnologica e industriale che può essere messa in campo. Abbiamo siti di produzione sicuri e protetti che possono contribuire ad aumentare la capacità produttiva. Ma non possediamo quelle conoscenze e competenze collaudate sul campo che l’Ucraina ha acquisito”, ha affermato von der Leyen.

Un messaggio chiaro: la sicurezza europea del futuro passa dalla capacità di unire risorse e competenze, trasformando l’esperienza bellica maturata da Kiev in un patrimonio condiviso.

Zelensky: “Dieci milioni di droni prodotti ogni anno, presto saranno venti”

Dal canto suo, Zelensky ha rivendicato il salto compiuto dall’industria della difesa ucraina, ricordando come pochi anni fa l’obiettivo di produrre un milione di droni all’anno fosse considerato ambizioso e persino irrealistico.

“Ricordo quando annunciai pubblicamente il piano di produrre un milione di droni all’anno. C’era molto scetticismo, sia all’esterno che all’interno. Oggi possiamo dire che produciamo 10 milioni di droni all’anno e diventeranno 20”, ha dichiarato il presidente ucraino.

Un risultato che, secondo Zelensky, sarà ulteriormente rafforzato dalla collaborazione con i partner europei: “Lo faremo insieme, dimostrando ancora una volta il successo dell’industria della difesa”.

Il leader ucraino ha inoltre sottolineato il percorso di autonomia intrapreso dal Paese dall’inizio dell’invasione russa: “L’Ucraina non si è limitata ad aspettare aiuto. Ha unito il mondo per la propria sopravvivenza e ha imparato a contare soprattutto sulle proprie forze, sul proprio popolo”.

La nuova partita della difesa europea

Il “Drone Deal” rappresenta quindi molto più di un semplice accordo industriale. È il simbolo di una nuova fase nei rapporti tra Bruxelles e Kiev, nella quale l’Ucraina non è soltanto destinataria di sostegno, ma diventa protagonista nella costruzione della sicurezza continentale.

La guerra ha accelerato una rivoluzione tecnologica nella difesa e i droni ne sono diventati uno degli strumenti più rilevanti. Per l’Europa, la sfida ora è trasformare l’urgenza del conflitto in una strategia industriale di lungo periodo, capace di integrare innovazione, produzione e capacità operative.

Kiev porta sul tavolo il campo di battaglia. Bruxelles mette a disposizione industria e risorse. La nuova alleanza sui droni nasce proprio dall’incontro di queste due esigenze: imparare dalla guerra per prepararsi alla sicurezza del futuro.

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