24 Ottobre 2026, sabato
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Strage di Viareggio, la Cassazione chiude il cerchio: cinque anni a Moretti, “ora il carcere”

A quasi 17 anni dal disastro ferroviario che provocò 32 morti e 130 feriti, diventa definitiva la condanna per l’ex ad di Ferrovie dello Stato. I giudici riconoscono una responsabilità gestionale diretta. La difesa attacca: “Verdetto profondamente ingiusto”

La giustizia arriva al capolinea dopo quasi diciassette anni, e lo fa con una sentenza che segna uno dei passaggi più rilevanti nella lunga vicenda giudiziaria della strage di Viareggio. La Corte di Cassazione ha reso definitiva la condanna a cinque anni di reclusione per Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, per il disastro ferroviario del 29 giugno 2009. Una tragedia che costò la vita a 32 persone e provocò oltre 130 feriti, lasciando una ferita ancora aperta nella memoria collettiva del Paese.

La IV sezione penale della Suprema Corte ha confermato l’impianto accusatorio già delineato nei precedenti gradi di giudizio, riconoscendo la responsabilità di Moretti per disastro ferroviario colposo. Una decisione che, di fatto, rende esecutiva la pena: l’ex vertice del gruppo ferroviario dovrà ora scontare la condanna in carcere.

Al centro della pronuncia, il ruolo gestionale dell’ex amministratore delegato. I giudici hanno ritenuto che Moretti, pur operando al vertice della holding, esercitasse una funzione concreta e incisiva nelle scelte operative, assumendo una posizione di garanzia distinta ma equivalente a quella degli amministratori delle società controllate. Un elemento chiave che ha consolidato il giudizio di responsabilità già definito in appello come “irrevocabile”.

La reazione della difesa è stata immediata e durissima. “Sono indignata da questo esito del processo perché profondamente ingiusto”, ha dichiarato l’avvocato Ambra Giovene, legale di Moretti, all’uscita dall’aula della Cassazione. La penalista ha sottolineato come si tratti di una condanna per un reato colposo, pur nella sua estrema gravità, ribadendo l’assenza di responsabilità diretta del suo assistito: “Non lo diciamo noi, lo dicono le carte”.

Secondo la difesa, la decisione apre scenari difficili non solo sul piano personale ma anche su quello giuridico, sollevando interrogativi sull’applicazione della pena detentiva in casi di colpa. “È profondamente ingiusto aprire le porte del carcere per Moretti”, ha insistito Giovene, aggiungendo una riflessione amara sul clima che accompagna la sentenza: “Non c’è nulla da festeggiare, né per noi né per i familiari delle vittime”.

Parole che si inseriscono in un contesto emotivo ancora fortemente segnato dalla tragedia. Per i familiari delle vittime, che negli anni hanno sostenuto una battaglia giudiziaria lunga e complessa, la decisione rappresenta un punto fermo, seppur carico di dolore. La vicenda di Viareggio resta infatti uno dei più gravi disastri ferroviari della storia recente italiana, simbolo di una catena di responsabilità e di omissioni che la magistratura ha progressivamente ricostruito.

Con la sentenza definitiva della Cassazione si chiude dunque un iter processuale durato quasi due decenni, segnato da rinvii, annullamenti e nuove pronunce. Un percorso tortuoso che oggi trova una conclusione giudiziaria, ma che difficilmente potrà colmare il vuoto lasciato da quella notte d’estate del 2009, quando un treno merci carico di GPL deragliò nei pressi della stazione di Viareggio, provocando un’esplosione devastante e trasformando un quartiere in un inferno di fuoco.

La parola fine, almeno sul piano processuale, è stata pronunciata. Resta aperta, come spesso accade in vicende di questa portata, la questione più ampia del rapporto tra responsabilità individuali, sicurezza dei trasporti e giustizia percepita.

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