Un’auto sovraccarica, la notte che sfuma nell’alba e una curva stretta imboccata troppo velocemente. È in questa sequenza di pochi secondi che si è consumata la tragedia di Senago, costata la vita a tre giovanissimi: Riccardo Provasi, Lorenzo Benin e Camilla Copparoni. A bordo della vettura erano in nove, stipati oltre ogni limite. Sei di loro si sono salvati e oggi consegnano agli inquirenti un racconto che converge su un punto: il conducente, Gabriele Popovici, 19 anni, avrebbe ignorato ripetuti inviti a rallentare.
Le loro dichiarazioni, già al vaglio del pubblico ministero Rosario Ferracane, delineano una dinamica drammatica e concitata. “Più volte gli abbiamo detto di andare piano — ha riferito una dei sopravvissuti ai carabinieri della compagnia di Rho — ma quando siamo arrivati a una curva stretta ha proseguito dritto. Poi il ribaltamento e la macchina finita nel canale”.
Un altro giovane conferma: “All’inizio procedeva lentamente, anche perché eravamo in tanti. Poi, all’improvviso, ha accelerato. Gli abbiamo detto di fermarsi o saremmo scesi. Non abbiamo fatto in tempo a finire la frase”. Seguono attimi confusi, quasi sospesi: “Ricordo il vuoto durante il salto, poi l’auto capovolta nell’acqua. Ho trattenuto il respiro e sono riuscito a uscire dal finestrino, che era aperto”.
Il dettaglio dei finestrini abbassati ritorna anche in un’altra testimonianza, che aggiunge elementi decisivi: “La macchina si è riempita d’acqua in pochi istanti. Davanti a me c’era Riccardo, poi non l’ho più sentito. È stato allora che sono riuscito a uscire”. Un racconto che restituisce tutta la rapidità con cui la situazione è precipitata, trasformando l’abitacolo in una trappola.
Resta sullo sfondo anche la decisione di viaggiare tutti insieme su un’unica auto. “Dovevamo essere su due macchine — spiega uno dei ragazzi — ma una non era disponibile. Non avevamo alternative e siamo tornati così”. Una scelta dettata dalla necessità, che ha però aumentato in modo determinante il rischio.
Dopo l’incidente, secondo quanto emerso, lo stesso Popovici si sarebbe attivato per prestare soccorso ai compagni. Il giovane, risultato positivo all’alcol e ora accusato di omicidio stradale plurimo aggravato, si trova in carcere e non è stato ancora interrogato.
Sarà ora l’inchiesta a chiarire ogni responsabilità, mentre resta il peso di testimonianze che, pur nella concitazione del momento, descrivono un quadro preciso: un gruppo di ragazzi che chiede prudenza e un’accelerazione improvvisa che spezza tre vite e ne segna molte altre.
