16 Agosto 2026, domenica
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Strangola l’ex vicina a 15 anni: condanna a 16 anni per l’omicidio di Milano

La notte della fuga da casa, il rifiuto di aiuto e la violenza improvvisa: così è morta l’82enne Teresa Emma Meneghetti. Il Tribunale per i minorenni: pena inferiore alla richiesta della Procura

Una notte di rabbia, solitudine e violenza sfociata in tragedia. Si è chiuso con una condanna a 16 anni di reclusione il processo a carico del ragazzo che, appena quindicenne, uccise a mani nude l’ex vicina di casa Teresa Emma Meneghetti, 82 anni, nel suo appartamento di via Verro.

La sentenza è stata pronunciata dal Tribunale per i minorenni di Milano, che ha inflitto una pena inferiore rispetto ai 18 anni richiesti dalla Procura. I fatti risalgono al 14 maggio 2025 e delineano un quadro drammatico, fatto di fragilità adolescenziale e di una violenza esplosa in pochi istanti.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, tutto ebbe inizio con un litigio in famiglia. Dopo uno scontro con la madre, il ragazzo lasciò l’abitazione e, senza una meta precisa, decise di tornare nello stabile dove aveva vissuto in passato. Lì sperava di trovare rifugio da una conoscente della madre, ma la donna non era in casa.

Rimasto per ore sulle scale del palazzo, in una condizione di crescente tensione, il giovane si rivolse intorno all’una di notte alla sua ex vicina, Teresa Emma Meneghetti. Bussò alla porta chiedendo ospitalità per la notte. La risposta fu negativa. Anche la successiva richiesta di poter ricaricare il telefono ricevette un rifiuto.

È a quel punto che la situazione precipitò. Il ragazzo aggredì l’anziana: prima la colpì alla testa con una lampada, poi, mentre la donna era ormai a terra, la strangolò con le mani. Un’escalation di violenza brutale, consumata in pochi minuti, che non lasciò scampo alla pensionata.

Dopo il delitto, il quindicenne fece ritorno a casa. Fu lì che confessò tutto alla madre, mostrando anche tracce evidenti di sangue. La donna, compresa immediatamente la gravità della situazione, chiamò il numero di emergenza 112.

«Quando mi ha raccontato quello che era successo e ho visto il sangue – ha riferito – ho pensato subito a chiamare l’ambulanza, per capire se la signora fosse ancora viva. Poi ho avvisato la polizia».

L’intervento dei soccorsi si rivelò inutile: per Teresa Emma Meneghetti non c’era già più nulla da fare.

Il caso ha scosso profondamente il quartiere e aperto interrogativi sul disagio giovanile e sulla gestione dei conflitti familiari. La sentenza, pur tenendo conto della minore età dell’imputato, riconosce la gravità estrema del gesto, maturato in un contesto di fragilità ma sfociato in una violenza irreversibile.

Resta ora il peso di una tragedia che ha spezzato una vita e segnato per sempre quella di un ragazzo, entrato nell’età adulta nel modo più drammatico possibile.

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