La più imponente quotazione della storia prende forma sotto il segno di Elon Musk. SpaceX debutta a Wall Street con un’offerta pubblica iniziale da 75 miliardi di dollari e un prezzo fissato a 135 dollari per azione, che proietta la valutazione complessiva della società verso quota 1.770 miliardi. Numeri che bastano da soli a collocare il gruppo tra le maggiori realtà quotate negli Stati Uniti, superando colossi consolidati come JPMorgan, Meta e la stessa Tesla.
Eppure, al di là delle cifre, è il metodo a segnare un punto di svolta. Musk non si è limitato a portare in Borsa la sua creatura: ha imposto un modello, piegando le consuetudini di Wall Street a una visione radicalmente nuova del rapporto tra fondatore, banche e investitori. Il vero verdetto, tuttavia, arriverà soltanto con l’avvio delle contrattazioni sul Nasdaq, quando il mercato metterà alla prova ambizioni e valutazioni.
Il manuale delle IPO riscritto da zero
La discontinuità rispetto alle prassi tradizionali è evidente. Il prezzo di collocamento è stato stabilito prima ancora dell’avvio del roadshow, saltando di fatto quel processo graduale di raccolta degli ordini che da decenni consente al mercato di determinare il valore di un’IPO. Una scelta che molti operatori hanno definito senza precedenti, segno di un equilibrio di potere profondamente mutato.
Non meno significativa la tempistica dell’annuncio: il prezzo è stato comunicato a mercati ancora aperti, in contrasto con la prassi consolidata che privilegia comunicazioni a contrattazioni chiuse per evitare interferenze. Un dettaglio solo apparentemente tecnico, che in realtà rivela il nuovo centro decisionale dell’operazione: non più le banche collocatrici, ma il fondatore stesso.
Governance blindata e apertura ai piccoli investitori
Il cuore del dibattito si sposta poi sulla governance. Dopo la quotazione, Musk manterrà l’82% dei diritti di voto, assicurandosi un controllo pressoché totale sulla direzione strategica dell’azienda. Chi entrerà nel capitale potrà beneficiare della crescita, ma resterà escluso dalle leve decisionali. Una struttura che ha già suscitato critiche politiche e richieste di intervento da parte delle autorità di vigilanza, senza però riuscire a fermare il collocamento.
In controtendenza rispetto al passato, SpaceX ha inoltre riservato una quota significativa dell’offerta agli investitori retail: inizialmente indicata attorno al 30%, poi ridimensionata al 20%, resta comunque ben superiore agli standard tradizionali. L’obiettivo sembra duplice: costruire una base azionaria ampia e fidelizzata, ma anche meno prevedibile, con potenziali riflessi sulla volatilità del titolo.
A rafforzare la strategia contribuisce il tentativo di accelerare l’ingresso negli indici azionari, leva fondamentale per attrarre capitali passivi. Il Nasdaq ha già aperto alla possibile inclusione nel Nasdaq 100, mentre resta rinviato l’accesso immediato all’S&P 500.
La prova del mercato e il nodo della valutazione
Con la raccolta ormai completata, l’attenzione si sposta sul mercato secondario, dove il titolo SPCX inizierà a essere scambiato. Gli operatori delineano scenari chiari: un rialzo tra il 10% e il 15% sarebbe considerato fisiologico; un incremento più contenuto verrebbe letto come segnale di debolezza; un balzo oltre il 50% indicherebbe invece una dinamica speculativa.
Gli analisti, tuttavia, invitano alla cautela: il vero giudizio non si esaurirà nella prima seduta, ma emergerà nelle settimane successive, quando il mercato avrà il tempo di assimilare l’operazione.
Resta sullo sfondo una questione cruciale: gran parte della valutazione poggia sulle prospettive future legate all’intelligenza artificiale, più che sui risultati attuali. Oggi, infatti, è ancora Starlink a generare la quota principale dei ricavi, mentre il gruppo ha chiuso l’ultimo esercizio in perdita.
Un segnale per l’intero mercato
L’impatto dell’operazione va ben oltre i confini di SpaceX. Questa IPO si configura come un banco di prova per le future quotazioni delle grandi aziende dell’intelligenza artificiale, da Anthropic a OpenAI, attese entro l’anno.
Secondo Goldman Sachs, il mercato delle IPO potrebbe arrivare a quadruplicare i proventi, toccando i 160 miliardi di dollari nel 2026. Un’ipotesi che riflette un contesto in cui gli investitori, spinti dalla corsa all’IA, appaiono disposti ad accettare valutazioni sempre più elevate e modelli di governance fortemente accentrati.
In questo scenario, SpaceX non è soltanto una quotazione record: è il manifesto di una nuova fase del capitalismo tecnologico, in cui il potere torna saldamente nelle mani dei fondatori e il mercato, più che dettare le regole, sembra disposto a seguirle.
