4 Ottobre 2026, domenica
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Sanità e disuguaglianze, Appendino rilancia: “Una tassa sui milionari per abbattere le liste d’attesa”

La proposta della deputata M5S: prelievo sui patrimoni oltre i 5 milioni per finanziare ospedali, personale e tecnologie. “Non è radicalismo, è giustizia sociale”

Una tassa mirata sui grandi patrimoni per finanziare la sanità pubblica e ridurre drasticamente le liste d’attesa. È la proposta rilanciata da Chiara Appendino, deputata del Movimento 5 Stelle, che torna al centro del dibattito fiscale partendo da uno studio di Oxfam e spingendosi oltre: vincolare le risorse a un obiettivo preciso, trasformando il prelievo in una vera e propria “tassa di scopo”.

Secondo le stime richiamate dall’ex sindaca di Torino, un’imposta applicata ai patrimoni superiori ai 5 milioni di euro — una platea ristretta di circa 50mila contribuenti, pari allo 0,1% della popolazione — consentirebbe di raccogliere fino a 15 miliardi di euro. Una cifra che, nelle intenzioni della parlamentare pentastellata, dovrebbe essere interamente destinata al rafforzamento del sistema sanitario nazionale.

Appendino traduce i numeri in interventi concreti: “Con 15 miliardi si potrebbero realizzare mille ospedali di comunità, creare 16mila nuovi posti letto e acquistare 1.500 TAC. Inoltre si garantirebbe lo stipendio per dieci anni a 4mila medici e 10mila infermieri”. Un piano ambizioso che, secondo la deputata, rappresenterebbe una risposta strutturale al problema delle liste d’attesa, tema sempre più centrale nel confronto politico e nella percezione dei cittadini.

Nel lessico politico, però, la parola “patrimoniale” continua a pesare. Appendino lo riconosce apertamente: “È uno stigma. Io preferisco parlare di ‘Millionaire tax’”. Una scelta terminologica che punta a rendere più digeribile una misura spesso divisiva, ma che la parlamentare difende senza esitazioni: “Mettere le mani nelle tasche dei super ricchi è una scelta radicale? Sì. Ma è anche l’unico modo per essere realmente alternativi a una destra che fa propaganda senza affrontare le disuguaglianze”.

Il tema, sottolinea, non è solo economico ma etico. “È immorale non intervenire sui grandi patrimoni mentre la forbice tra ricchi e poveri continua ad allargarsi”. Da qui l’insistenza su strumenti redistributivi che vadano oltre la tassazione degli extraprofitti, ritenuta insufficiente per incidere sulle dinamiche di lungo periodo.

La proposta si inserisce nel cantiere programmatico del Movimento 5 Stelle, denominato “Nova”, dove il tema della tassazione dei grandi patrimoni — racconta Appendino — è emerso con forza in diversi tavoli territoriali, da Torino ad altre città italiane. Un segnale, secondo la deputata, di una crescente sensibilità anche tra gli elettori.

Non mancano, tuttavia, le differenze interne e nel campo progressista. “È positivo che ci siano sensibilità diverse”, osserva, rivendicando però l’esistenza di una maggioranza favorevole a politiche redistributive. L’obiettivo dichiarato è portare la proposta al centro del confronto politico più ampio, anche in dialogo con le altre forze di opposizione, a partire da Alleanza Verdi e Sinistra, già schierata su posizioni analoghe.

Nel frattempo, il confronto resta aperto. Tra chi invoca maggiore equità fiscale e chi teme effetti negativi su investimenti e capitali, la “Millionaire tax” torna ciclicamente al centro della scena. Con una differenza: oggi, sullo sfondo, c’è una sanità pubblica sotto pressione e una domanda crescente di risposte immediate.

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