A cura di Daniele Cappa
Una denuncia per violenza sessuale, una ricostruzione che chiama in causa un ufficio parlamentare del Senato, smentite nette dell’interessato e un immediato riflesso politico-istituzionale. È il quadro, ancora tutto da verificare, che coinvolge il senatore di Forza Italia Francesco Silvestro, al centro di un’indagine riportata da Repubblica e ora al vaglio della magistratura.
Secondo la denuncia presentata da una donna di 52 anni, agente di commercio nel settore vinicolo, i fatti risalirebbero a febbraio 2025. L’incontro con il parlamentare sarebbe avvenuto nel suo ufficio al Senato, fissato per discutere di una possibile fornitura di bottiglie. In quel contesto, la situazione – sempre secondo il racconto della presunta vittima agli inquirenti – avrebbe assunto progressivamente toni allusivi fino a sfociare in un episodio di violenza sessuale che la donna descrive come avvenuto “senza alcun consenso né espresso né implicito”.
Il racconto investigativo riferisce anche di frasi a sfondo sessuale attribuite al senatore, che avrebbero preceduto la fase più grave dell’episodio denunciato. La querela è stata formalmente depositata e gli accertamenti della magistratura sono in corso.
Il senatore respinge ogni accusa e parla di ricostruzione “assurda”. Interpellato sul caso, Silvestro ha confermato l’incontro ma ha negato con fermezza qualsiasi violenza, sostenendo inoltre che la vicenda possa essere letta come un tentativo di estorsione. In alcune dichiarazioni riportate, ha inoltre commentato il confronto tra sé e la denunciante con espressioni destinate a sollevare polemiche, contribuendo ad alimentare il dibattito politico.
Dopo la diffusione della notizia, il parlamentare è intervenuto tramite il proprio legale ribadendo “stupore” e “totale estraneità ai fatti”. Nel comunicato si sottolinea come il senatore non abbia notizia di un procedimento a suo carico e si dichiara la disponibilità a chiarire ogni aspetto nelle sedi opportune, riservandosi eventuali azioni a tutela della propria immagine.
Sul piano istituzionale è già scattata una prima iniziativa. Il presidente del Senato Ignazio La Russa ha infatti disposto accertamenti preliminari ai sensi del regolamento di Palazzo Madama e del codice di condotta, affidando ai senatori questori la raccolta degli elementi necessari per le valutazioni del Consiglio di Presidenza. Un passaggio che apre formalmente una verifica interna parallela al procedimento giudiziario.
Le opposizioni hanno reagito immediatamente. Le senatrici del Partito Democratico hanno parlato di vicenda di “gravità inaudita”, pur richiamando la necessaria presunzione di innocenza e il ruolo della magistratura. A colpire, secondo le parlamentari dem, è anche il contesto istituzionale in cui i fatti sarebbero avvenuti, che impone la massima attenzione da parte del Senato.
Dura anche la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, che ha definito “inascoltabili” le parole attribuite a Silvestro sul confronto tra sé e la donna, giudicandole espressione di una cultura ancora distante da una piena parità nei rapporti tra uomini e donne. Sulla stessa linea la senatrice Cecilia D’Elia, vicepresidente della Commissione bicamerale sul femminicidio, che ha sottolineato come vicende del genere rendano evidente la necessità di rafforzare l’educazione al rispetto e all’affettività.
Molto netta anche la posizione del Movimento 5 Stelle al Senato, che interviene con una nota articolata:
“Se le accuse nei confronti del senatore di FI Francesco Silvestro dovessero trovare conferma, saremmo di fronte non soltanto a una gravissima violenza ai danni di una donna, ma anche a un intollerabile abuso del ruolo e dei luoghi delle istituzioni, che non possono mai diventare spazi sottratti a trasparenza, rispetto e sicurezza.
Lungi dall’esprimere giudizi che spettano solo alla magistratura, non si può non restare sconcertati rispetto al modo in cui Silvestro liquida la vicenda: ‘io un bel ragazzo, lei una normale’.
Al di là dell’accertamento delle responsabilità individuali, colpisce il contesto culturale che continua a emergere da settori della maggioranza. Le parole pronunciate nei giorni scorsi dal senatore Menia nella sua intemerata omofoba e le notizie di oggi restituiscono l’immagine di una destra che troppo spesso considera i diritti, il rispetto delle differenze e l’autodeterminazione delle donne come temi secondari o addirittura divisivi.
Questo è il mood della maggioranza. Tra uscite omofobe, stereotipi di genere e una visione della donna troppo spesso ridotta a oggetto, è evidente quanto il problema culturale all’interno della maggioranza sia ancora profondo”.
Alla presa di posizione del gruppo parlamentare si aggiungono anche interventi individuali dal Movimento 5 Stelle. L’ex eurodeputata Mariangela Danzi richiama alla necessità di equilibrio e responsabilità istituzionale: “Di fronte a una denuncia per violenza sessuale occorrono rispetto, equilibrio e senso delle istituzioni. Una donna che denuncia deve essere ascoltata e tutelata, senza essere lasciata sola. Al tempo stesso, spetta alla magistratura accertare i fatti e le eventuali responsabilità, nel pieno rispetto delle garanzie di tutti. Le istituzioni devono essere luoghi sicuri e credibili, capaci di dare l’esempio”.
Sulla stessa linea il deputato Agostino Santillo, che interviene con parole dure sul piano etico e simbolico: “Se fosse vero quanto denunciato dalla donna, come uomo mi vergognerei che in assenza di consenso abbia perpetrato una così grave violazione della dignità personale della donna, e chiederei scusa a tutte le donne per un comportamento indegno di ciascun uomo. Con una vergogna del genere, non si può meritare il ruolo di rappresentare il popolo”.
Al di là del confronto politico, resta ora il nodo centrale dell’inchiesta: verificare la dinamica dei fatti e l’eventuale responsabilità penale. Un lavoro che spetta alla magistratura, mentre sul piano parlamentare il Senato ha già avviato i primi accertamenti interni. In mezzo, una vicenda che apre interrogativi pesanti sia sul piano giudiziario sia su quello istituzionale.
