2 Ottobre 2026, venerdì
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Zaporizhzhia, fragile tregua sul filo dell’atomo. Ma i droni russi colpiscono Kiev

Cessate il fuoco localizzato mediato dall’Aiea per mettere in sicurezza la centrale nucleare. Intanto raid su un’azienda alimentare nel distretto di Brovary: tre morti e quattro feriti

Una tregua fragile, circoscritta, ma cruciale. Nel cuore del conflitto russo-ucraino si apre uno spiraglio attorno alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, il sito atomico più grande d’Europa, da mesi sospeso tra rischio operativo e minaccia bellica. L’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) ha annunciato l’entrata in vigore di un cessate il fuoco localizzato lungo la linea del fronte che attraversa l’area dell’impianto, con l’obiettivo di consentire interventi urgenti sulle infrastrutture energetiche.

A rendere possibile l’intesa è stata una mediazione silenziosa ma costante condotta dall’Agenzia, che nelle ultime settimane ha lavorato con entrambe le parti per garantire le condizioni minime di sicurezza. «Un cessate il fuoco localizzato, mediato dall’Aiea, è entrato in vigore oggi aprendo la strada a importanti riparazioni delle linee elettriche», ha comunicato l’organismo internazionale. Linee vitali, senza le quali il funzionamento in sicurezza dell’impianto risulterebbe compromesso, esponendo l’area – e non solo – al rischio di un incidente nucleare.

Il direttore generale Rafael Grossi ha parlato di una collaborazione «costruttiva» tra Mosca e Kiev, un elemento tutt’altro che scontato in un contesto di guerra aperta. La stabilità energetica della centrale rappresenta infatti una priorità assoluta: le interruzioni di corrente registrate nei mesi scorsi hanno più volte costretto gli operatori a ricorrere a sistemi di emergenza, aumentando la pressione su una struttura già altamente vulnerabile.

Ma mentre a Zaporizhzhia si tenta di congelare temporaneamente il conflitto per evitare una catastrofe, altrove la guerra continua a colpire con violenza. Nelle prime ore della giornata, un attacco condotto con droni russi ha centrato un’azienda del settore alimentare nel distretto di Brovary, nella regione di Kiev. Il bilancio è pesante: tre persone hanno perso la vita, altre quattro sono rimaste ferite.

Le autorità locali, citate dai media ucraini, parlano di un raid mirato contro infrastrutture civili, l’ennesimo episodio di una strategia che mira a indebolire il tessuto economico e logistico del Paese. L’uso sistematico di droni continua a rappresentare uno degli strumenti principali dell’offensiva russa, capace di colpire a distanza e con rapidità obiettivi distribuiti sul territorio.

Due scenari opposti, ma intrecciati: da un lato il tentativo diplomatico di mettere in sicurezza un nodo critico come Zaporizhzhia, dall’altro la prosecuzione di attacchi che ribadiscono l’assenza di una reale de-escalation. La tregua attorno alla centrale appare così come una parentesi necessaria più che un segnale di svolta, un intervento tecnico imposto dall’urgenza piuttosto che il preludio a un dialogo politico.

Nel frattempo, il rischio resta elevato. Perché se è vero che l’energia può diventare terreno di cooperazione, è altrettanto evidente che la guerra, fuori da quella zona limitata, non si è mai fermata.

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