Non è stato soltanto un passaggio istruttorio. Nelle aule della procura di Sion si è consumato uno dei momenti più tesi e dolorosi dell’intera inchiesta sulla tragedia di Crans-Montana, l’incendio che nella notte di Capodanno trasformò il disco-bar “Le Constellation” in una trappola mortale per decine di giovani.
Da una parte Jessica e Jacques Moretti, titolari del locale e tra i principali indagati. Dall’altra i familiari delle vittime, accompagnati da un esercito di legali – circa settanta avvocati delle parti civili – che da mesi chiedono verità e responsabilità. Nel mezzo, il peso di una tragedia che continua a dividere e ad alimentare tensioni.
Ad accendere immediatamente il confronto sono state le parole pronunciate da Jessica Moretti all’apertura dell’interrogatorio. Una dichiarazione spontanea, destinata a lasciare il segno.
«Contro di noi sono state dette soltanto falsità. Siamo stati distrutti», avrebbe affermato la donna davanti agli inquirenti.
Parole che, nel giro di pochi minuti, hanno provocato la reazione indignata di alcuni familiari presenti.
Tra le voci più dure c’è stata quella di Laetitia Brodard-Sitre, madre di Arthur, una delle giovani vittime della strage. La donna ha replicato con parole che racchiudono l’essenza del dolore vissuto dalle famiglie.
«Essere distrutti significa non poter più abbracciare i propri figli. Significa doverli assistere in ospedale o piangerli per sempre. Questo è essere devastati».
Una risposta che va oltre la dimensione processuale e fotografa la distanza emotiva che separa gli indagati da chi ha perso un figlio quella notte.
«Quando si può tornare a casa, lavorare accanto al proprio marito e stringere i propri figli ogni mattina – ha aggiunto – non credo si possa parlare di distruzione nello stesso senso in cui lo facciamo noi».
Il tentativo di dialogo con le famiglie
Nel corso dell’interrogatorio Jessica Moretti avrebbe espresso anche rammarico per l’aggressione subita insieme al marito il 12 febbraio scorso, quando alcuni genitori delle vittime li avrebbero affrontati fisicamente.
La donna avrebbe inoltre manifestato la disponibilità a incontrare i familiari dei ragazzi morti nell’incendio.
«Siamo pronti a incontrarli, se lo desiderano», avrebbe dichiarato.
Secondo quanto emerso, Jessica Moretti avrebbe anche scritto una lettera indirizzata alle famiglie delle vittime. Il contenuto del documento, tuttavia, non è stato reso pubblico e resta per ora sconosciuto.
La nuova contestazione: falso documentale
Mentre il confronto umano e processuale continua ad assumere toni sempre più accesi, l’inchiesta registra un nuovo sviluppo giudiziario.
La procura generale del Canton Vallese ha infatti contestato a Jessica Moretti anche il reato di falso documentale.
Al centro della nuova accusa vi sarebbe una fattura del 2015 relativa all’acquisto della schiuma fonoassorbente utilizzata per rivestire pareti e soffitto del locale. Proprio quel materiale è considerato uno degli elementi chiave per comprendere la dinamica dell’incendio che devastò il disco-bar.
Gli investigatori stanno cercando di chiarire se la documentazione relativa all’acquisto e all’impiego del materiale corrisponda effettivamente alla realtà dei fatti oppure se vi siano state alterazioni o irregolarità capaci di incidere sulle responsabilità dei soggetti coinvolti.
Il confronto in contraddittorio: uno strumento decisivo
L’udienza di Sion si è svolta attraverso la formula del confronto in contraddittorio, uno degli strumenti investigativi più delicati a disposizione dei magistrati.
L’obiettivo è verificare la credibilità delle dichiarazioni rese da persone che forniscono versioni differenti degli stessi eventi.
I pubblici ministeri possono procedere in diversi modi: sottoponendo agli interessati le stesse domande per confrontarne le risposte; interrogando separatamente ciascun soggetto sugli stessi temi; oppure favorendo un confronto diretto tra le parti, con domande e repliche che si susseguono senza uno schema rigido.
Una metodologia che consente agli inquirenti di individuare eventuali contraddizioni, omissioni o incongruenze e di ricostruire con maggiore precisione quanto accaduto.
Quattordici indagati e un’inchiesta ancora aperta
Quello dei coniugi Moretti rappresenta soltanto uno dei capitoli di un’indagine molto più ampia.
Sono infatti quattordici le persone iscritte nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Crans-Montana. Le ipotesi di reato contestate, a vario titolo, comprendono omicidio colposo, lesioni personali gravissime colpose e incendio colposo.
In un primo momento la procura aveva previsto di sentire soltanto Jacques Moretti. Successivamente la convocazione è stata estesa anche alla moglie Jessica, segno di un interesse investigativo crescente nei confronti del ruolo ricoperto dalla donna nella gestione del locale.
A mesi dalla tragedia, il procedimento continua dunque ad allargarsi. Ma al di là degli aspetti giudiziari, l’impressione è che il confronto di Sion abbia mostrato soprattutto un’altra verità: quella di un dolore che resta insanabile e che rende ogni parola, ogni dichiarazione e ogni tentativo di difesa inevitabilmente destinati a scontrarsi con l’assenza di chi non c’è più.
