16 Agosto 2026, domenica
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Strage di Amendolara, fermati due connazionali: “Li hanno chiusi nell’auto e dati alle fiamme”

Svolta nelle indagini sulla morte dei quattro braccianti pachistani nel Cosentino: decisive le immagini della videosorveglianza. Accusa di omicidio plurimo pluriaggravato.

Una violenza lucida, metodica, consumata in pochi istanti e ripresa da una telecamera. È su queste immagini che si fonda la svolta nell’inchiesta sulla morte dei quattro braccianti pachistani, trovati carbonizzati all’interno di un’auto ad Amendolara, nel Cosentino. La Procura di Castrovillari ha disposto il fermo di due loro connazionali, ora accusati di omicidio plurimo pluriaggravato.

Il provvedimento è arrivato al termine di un lungo interrogatorio in Questura a Cosenza, dove i due erano stati condotti nella serata di lunedì 1° giugno dopo essere stati individuati e fermati a Villapiana. Un passaggio investigativo cruciale, maturato grazie al lavoro della Squadra mobile e, soprattutto, all’analisi delle immagini registrate dal sistema di videosorveglianza di un distributore di carburante, teatro del delitto.

Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il filmato documenta con chiarezza le fasi dell’aggressione. Si vedono due uomini avvicinarsi al veicolo e bloccarne le portiere dall’esterno, esercitando forza con le braccia per impedire qualsiasi via di fuga agli occupanti. Subito dopo, dal portellone posteriore viene versato – o lanciato – un liquido infiammabile all’interno dell’auto. Pochi secondi ancora e una fiammata improvvisa avvolge il mezzo, trasformandolo in una trappola mortale.

Le immagini proseguono mostrando i due allontanarsi rapidamente dal luogo, mentre l’auto è ormai avvolta dalle fiamme. Un’azione fulminea, che lascia poco spazio a dubbi sulla dinamica e sull’intenzionalità del gesto, ritenuto dagli investigatori un’esecuzione deliberata.

Resta ora da chiarire il movente di un delitto che scuote profondamente il territorio e riporta l’attenzione sulle condizioni di vita e di lavoro dei braccianti stranieri nelle campagne del Sud. Gli inquirenti stanno scavando nei rapporti tra vittime e indagati, senza escludere piste legate a contrasti personali o a dinamiche di sfruttamento.

Nel frattempo, per i due fermati si profila un quadro accusatorio pesantissimo. Le prossime ore saranno decisive per la convalida del fermo e per delineare ulteriormente i contorni di una vicenda che, per modalità e ferocia, segna uno dei più gravi fatti di cronaca degli ultimi mesi.

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