2 Agosto 2026, domenica
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Il Papa nella Terra dei Fuochi: “Raccolgo le vostre lacrime”

Ad Acerra la visita di Leone XIV tra dolore, memoria e denuncia: l’abbraccio ai familiari delle vittime e l’appello contro decenni di impunità ambientale

Acerra si sveglia all’alba con il peso della sua storia e la forza di una presenza attesa. Migliaia di persone si raccolgono lungo le strade e davanti alla cattedrale per accogliere Papa Leone XIV, giunto intorno alle 8.40 nel cuore di quella che, ormai da anni, è conosciuta come la Terra dei Fuochi. Un luogo simbolo del disastro ambientale nel Mezzogiorno, dove lo smaltimento illegale dei rifiuti ha lasciato ferite profonde, incise nelle vite e nei corpi di intere comunità.

L’accoglienza è carica di emozione: istituzioni, fedeli, famiglie. E soprattutto bambini e ragazzi, che intonano “Laudato Si’” trasformando l’arrivo del Pontefice in un momento di intensa partecipazione collettiva. Un lungo applauso accompagna il suo ingresso, quasi a voler sciogliere, almeno per un istante, il nodo di dolore che da anni stringe questo territorio.

Il Papa sceglie parole nette, dirette, prive di ogni retorica. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care», afferma nella cattedrale di Acerra, davanti ai familiari delle vittime. «Morti causate dall’inquinamento ambientale, frutto dell’azione di persone e organizzazioni senza scrupoli che troppo a lungo hanno agito nell’impunità». È una denuncia che non lascia spazio a interpretazioni, che chiama in causa responsabilità precise e un sistema che per decenni ha tollerato l’intollerabile.

Ma il viaggio pastorale non è soltanto memoria del dolore. Leone XIV affianca alla condanna un messaggio di riconoscenza e speranza: «Sono qui anche per ringraziare chi ha saputo rispondere al male con il bene». Il riferimento è a una comunità ecclesiale e civile che non ha smesso di denunciare, di testimoniare, di tenere viva una coscienza collettiva. «Una Chiesa capace di profezia», la definisce, «che ha saputo radunare il popolo nella speranza».

Nel suo intervento emerge anche il filo della continuità con il pontificato precedente. Il Papa ricorda infatti il desiderio mai realizzato di Papa Francesco di visitare questi luoghi segnati dal degrado ambientale. «Avrebbe voluto essere qui – sottolinea – ma non gli fu possibile. Oggi vogliamo compiere quel gesto, anche nel suo nome». Un passaggio che lega idealmente due pontificati nel segno della giustizia ambientale e della vicinanza agli ultimi.

Il momento più toccante si consuma quando il vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, prende la parola e legge l’elenco delle giovani vittime. Nomi, età, storie interrotte troppo presto. La voce si incrina, si ferma. La commozione interrompe la lettura, rendendo ancora più tangibile il dramma che quei numeri raccontano. «Negli ultimi trent’anni, solo ad Acerra, sono morti 150 tra ragazzi e giovani», ricorda il presule. «E questo senza contare gli adulti». Poi l’appello, semplice e potente: «Dobbiamo la verità alle vittime della Terra dei Fuochi».

La visita di Leone XIV si carica così di un valore che va oltre il rito pastorale. È un atto pubblico di riconoscimento del dolore, una presa di posizione morale e politica insieme. Un richiamo alla responsabilità collettiva, ma anche alla necessità di giustizia. In una terra dove il silenzio è stato spesso complice, le parole del Papa risuonano come un monito e, insieme, come una promessa: quella di non lasciare più sole le comunità che chiedono verità, tutela e futuro.

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