A cura di Gilberto Borzini
LA RIFLESSIONE
Gli Istituti tecnici sono attualmente oggetto di una fase di profonda revisione proposta dalla riforma Valditara tesa a fare degli studenti odierni gli impreparati e ignoranti tecnici di domani. Ma non basta: in parallelo si scatenano battaglie feroci per la conquista di cattedre stabili, con concorsi farlocchi, dubbie classifiche e onerosissimi accreditamenti gestiti da lucrose organizzazioni. Insomma: il disastro è annunciato.
In un mondo in cui il ruolo della tecnica e delle tecnologie è sempre più importante e invasivo le Scuole tecniche dovrebbero essere al centro di riforme ragionate, in grado di promuovere la formazione e l’istruzione di soggetti pensanti in grado di capire cosa fanno, perché lo fanno e come possano essere migliorabili i processi operativi. Gli ITIS, quindi, dovrebbero avere quella funzione.
Il Ministro accreditato in materia, però, la vede diversamente: per lui e pe rla sua riforma i tecnici di domani devono essere ignoranti, visto che riduce la quantità di insegnamento umanistico e di cultura generale, pertanto incapaci di intervenire su flussi e processi operativi, e simili a robot che eseguono meccanicamente, pronti ad essere sosstituiti da androidi replicanti nel momento in cui questi ultimi risulteranno più convenienti rispetto ai tecnici umani.
La riformacchia prevede, inoltre, un incremento del periodo “scuola lavoro”, in sostanza un anno di lavoro gratuito a vantaggio delle imprese,e una formazione mirata alle esigenze delle imprese attive sul territorio, imprese che in fin troppe Province italiane non sembrano né abbondare in quantità né, soprattutto, definire in modo adeguato una proiezione al futuro della tecnologia.
Si rischia quindi di produrre tecnici competenti su tecniche e macchinari del passato, già obsoleti nel presente, e inevitabilmente fuori mercato nel momento in cui i ragazzi si offriranno sul mercato del lavoro.
La Fiera della Mediocrità
Purtroppo, però, la formazione e istruzione degli allievi non sembra essere al centro dell’attenzione di Dirigenti e Professori, ben più impegnati a battagliare per la conquista di promozioni, di miglioramenti di categorie, di rendite di posizione, per giungere finalmente all’agognato “ruolo” che consenta un di sviluppare non una migliore azione docente bensì un assenteismo disturbante.
Questioni di accrediti, di punteggi, di anzianità dimostrabile, di ore trascorse tra docenza teorica e istruzione in laboratorio divengono campi di battaglia, libere aggressioni, vendette incrociate, accordi e coalizioni per tutelare potentati consolidati, portando alla luce quella fiera della mediocrità, delle bassezze e delle ipocrisie così caratteristiche di una piccolissima borghesia ben rappresentata dalla commedia italiana degli anni ’60 e che credevamo superata.
Strumenti impolverati
Accade allora, e qui entriamo nella farsa più comica, che preziosi strumenti di laboratorio di moderna concezione, piuttosto onerosi e acquistati con i soldi dei contribuenti, rimangano inutilizzati e impolverati nei laboratori stessi perché chi ne dovrebbe trasmettere funzionalità e operatività è di ruolo, ma da troppo tempo non è aggiornato, avendo smesso di aggiornarsi quando ha raggiunto il “ruolo”, e pertanto nulla sa del funzionamento dei nuovi macchinari presenti in laboratorio e dovendo proprio scegliere tra l’aggiornamento e l’assenza strategica (tanto i supplenti fanno la coda per pter fare qualche ora) opta a favore della seconda, dell’assenza appunto.
Punteggi ad personam
E poi si sa come funziona in provincia: Tizio e Caio erano compagni di scuola, Caio e Sempronio frequentavano la stessa compagnia, così Tizio, Caio e Sempronio sono alleati di ferro e fanno muro per agevolarsi reciprocamente e osteggiare chi, eventualmente, potesse portare scompiglio nel loro privatissimo Giardino delle Delizie definito dal Pubblico Impiego e da un concetto di “lavoro” terribilmente simile al fancazzismo in un’ottica e in una visione proveniente dal mondo del privato.
Così le alleanze si trasformano in registri taroccati, in ore accreditate ma non eseguite, in attestati di dubbia origine e provenienza proprio all’interno di quella scuola che dovrebbe porre il Merito al centro della propria legittimazione.
Aule gelide, Segreterie bollenti
Che dire poi del cattivo esempio? Mentre in inverno, per risparmiare soldi pubblici, le aule in cui studiano gli allievi sono a temperature glaciali, i locali amministrativi vengono riscaldati da energivore stufe elettriche fino a raggiungere temperature tropicali, con buona pace di quel risparmio di soldi pubblici, ovvero dei contribuenti, che possono essere lesinati agli studenti ma non certo per dirigenti e amministrativi. I ragazzi possono ammalarsi (tanto sono giovani), ma dirigenti e amministrativi devono stare comodi comodi, tanto paga Pantalone.
ITIS Redibis…
Così tocca riesumare e parafrasare l’oracolo della Sibilla che affermava “Ibis redibis non morueris in bello”, equivocando come noto il significato grazie all’assenza di punteggiatura, per affermare “Itis redibis non” lasciando in sospeso il criterio del futuro futuribile di chi oggi studia all’Istituto Tecnico.
A chi scrive, e immagino a buona parte dell’Italia che si aspetta un rilancio operativo, economico, industriale e produttivo della Nazione, delle manfrine e dei giochini di dirigenti, amministratori e docenti non importa un fico secco: quello che interessa è che dagli ITIS escano allievi preparati a gestire e migliorare i processi produttivi e i relativi macchinari applicati.
Il resto appartiene al Falò delle Vanità in cui certi percorsi di carriera e certe aspettative, quei piccoli, modesti, persino ridicoli centri di potere che non sono certo baronie universitarie ma al più possono assomigliare a cosche piazzate nell’aula professori, dovrebbero ardere per definitivamente scomparire.
Ovviamente l’augurio di chi scrive è che Ministero, Provveditori, Uffici Scolastici Territoriali, Dirigenze Provinciali e chi ha titolo per intervenire si tolgano il paraocchi fin qui indossato e intervengano per ridare prestigio all’Istruzione e futuro ai discenti.
Non accadrà, ma noi almeno ci abbiamo provato.
