2 Ottobre 2026, venerdì
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Ebola, allarme globale: l’Oms dichiara l’emergenza internazionale tra Congo e Uganda

Oltre 300 casi sospetti e 88 morti. Segnalato un contagio anche nella capitale Kinshasa: cresce il timore di una diffusione più ampia, ma esclusa per ora una pandemia come il Covid

L’epidemia di Ebola torna a scuotere l’Africa centrale e riporta il mondo sanitario internazionale in stato di massima allerta. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha ufficialmente dichiarato l’emergenza sanitaria pubblica di rilevanza internazionale per il focolaio che sta colpendo la Repubblica Democratica del Congo e la confinante Uganda, segnando un nuovo capitolo in una crisi che desta crescente preoccupazione.

A formalizzare la decisione è stato il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, alla luce di numeri che continuano a salire: oltre 300 casi sospetti e almeno 88 decessi. Una situazione che, pur grave, non viene al momento classificata come pandemia. L’agenzia delle Nazioni Unite ha infatti chiarito che non sussistono i criteri per un’emergenza globale sul modello del Covid-19, invitando al contempo a evitare misure drastiche come la chiusura delle frontiere.

Il segnale più inquietante arriva però dalla geografia del contagio. Un caso confermato in laboratorio è stato individuato a Kinshasa, la capitale congolese, distante circa mille chilometri dall’epicentro dell’epidemia, situato nella provincia orientale di Ituri. Un salto geografico che suggerisce la possibilità di una diffusione più ampia e meno controllabile del virus.

Secondo quanto riferito dall’Oms, il paziente aveva soggiornato proprio in Ituri, area già duramente colpita, ma altri casi sospetti emergono anche nel Nord Kivu, una delle regioni più densamente popolate del Paese e confinante con la zona focolaio. Un intreccio territoriale che complica le operazioni di contenimento, soprattutto in un contesto segnato da fragilità infrastrutturali e instabilità.

Ebola resta una delle malattie virali più temute: altamente contagiosa, si trasmette attraverso il contatto diretto con fluidi corporei infetti — sangue, vomito, sperma — e può provocare una forma emorragica grave, spesso letale. La rapidità con cui può diffondersi in contesti sanitari fragili rende ogni focolaio una minaccia potenzialmente esplosiva.

La dichiarazione di emergenza internazionale rappresenta dunque un campanello d’allarme, ma anche uno strumento operativo per mobilitare risorse, coordinare gli interventi e rafforzare la sorveglianza sanitaria nei Paesi coinvolti. L’obiettivo è chiaro: contenere il virus prima che possa varcare nuovi confini e trasformarsi in una crisi ancora più difficile da gestire.

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