3 Ottobre 2026, sabato
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Euro falsi “perfetti”, sgominata a Prato la rete transnazionale: monete indistinguibili anche ai controlli elettronici

Cinque fermati, due zecche clandestine e una filiera che parte dalla Cina e attraversa l’Europa. Sequestrate quasi 20mila monete da due euro capaci di ingannare i sistemi automatici: allarme della Bce

Una moneta falsa capace di sembrare vera anche agli occhi delle macchine. Non un’imitazione grossolana, ma un prodotto sofisticato, studiato per superare i più avanzati sistemi di verifica elettronica. È su questo terreno, finora poco esplorato, che si è sviluppata l’indagine che nella mattinata odierna ha portato al fermo di cinque persone ritenute parte di un’organizzazione criminale transnazionale radicata nel distretto pratese.

Il provvedimento, disposto dalla Procura, colpisce soggetti di nazionalità cinese accusati, a vario titolo, di aver dato vita a una struttura ben organizzata per la falsificazione e la distribuzione di monete da due euro. Un’attività su larga scala, costruita con metodi industriali e una rete logistica che attraversa più Paesi europei.

La moneta che inganna le macchine

Il dato più inquietante riguarda la qualità della contraffazione. Le monete sequestrate — quasi 20mila in tredici distinti interventi a partire dal novembre 2025 — sono state rinvenute soprattutto nei cambia-monete di sale slot e video-lottery della provincia di Prato. Non un caso: erano progettate proprio per essere inserite nei dispositivi automatici e trasformate in banconote autentiche.

Le analisi tecniche effettuate dal Centro nazionale di analisi delle monete della Zecca dello Stato hanno certificato l’eccezionalità del falso: peso, dimensioni e proprietà magnetiche risultavano perfettamente calibrate, tanto da replicare con precisione millimetrica le caratteristiche delle monete genuine. Una nuova e insidiosa classe di contraffazione, capace di aggirare i sistemi di sicurezza più evoluti.

Non solo. I falsari erano riusciti a riprodurre diverse facce nazionali dell’euro — italiana, francese, tedesca, slovena, greca, belga e lussemburghese — comprese alcune versioni commemorative particolarmente complesse, come quelle dedicate all’Aeronautica Militare, alla Coppa del Mondo di Rugby e agli anniversari europei.

Una filiera globale

Dietro la produzione, una catena di approvvigionamento internazionale. Gli investigatori hanno ricostruito l’importazione su larga scala dei componenti base delle monete — anelli e nuclei centrali — realizzati industrialmente in Cina per un volume complessivo stimato di almeno una tonnellata. Il materiale arrivava in Europa attraverso hub di sdoganamento situati in Germania e Belgio, prima di raggiungere la Toscana.

Qui, secondo quanto emerso, il gruppo gestiva due zecche clandestine: una in un’officina metallurgica nell’area rurale di Quarrata, l’altra in un immobile nel territorio di Prato. Strutture attrezzate per la coniazione e la rifinitura delle monete, destinate poi a un circuito distributivo capillare.

I ruoli nell’organizzazione

Tra i fermati figurano tre uomini — tra i 37 e i 51 anni — ritenuti i vertici operativi dell’organizzazione. A loro sarebbe spettata la gestione dell’intero ciclo produttivo: dall’approvvigionamento dei materiali alla coniazione, fino alla distribuzione primaria sul territorio pratese.

Accanto a loro, altri due indagati con funzioni di intermediazione, incaricati di gestire i flussi verso gli smerciatori fiduciari, elemento chiave per la diffusione delle monete nel circuito economico reale.

Determinante, per l’emissione dei provvedimenti cautelari d’urgenza, è stato il concreto pericolo di fuga: alcuni degli indagati avrebbero già manifestato l’intenzione di trasferirsi all’estero per sottrarsi alle indagini.

L’indagine e la cooperazione internazionale

L’operazione è il risultato di mesi di attività investigativa condotta con tecniche avanzate e con il supporto del Nucleo operativo antifalsificazione monetaria dei Carabinieri di Roma e del Comando Legione Toscana. Nella fase esecutiva sono intervenuti anche specialisti della Zecca dello Stato ed esperti di Europol.

La portata del fenomeno ha attirato l’attenzione del sistema europeo di protezione dell’euro coordinato dalla Banca centrale europea, preoccupato per la diffusione di una contraffazione così sofisticata.

Sono ora in corso ulteriori attività di cooperazione con diversi Paesi europei e con la stessa Cina per ricostruire l’intera rete e individuare eventuali complici all’estero.

I cinque fermati sono stati trasferiti nel carcere di Prato, mentre l’indagine prosegue per delineare con precisione dimensioni e ramificazioni di un traffico che, per qualità e organizzazione, segna un salto di livello nella criminalità economica legata alla moneta unica.

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