Nuova scossa ai piani alti di Monte dei Paschi di Siena, dove le tensioni emerse nell’ultima assemblea dei soci continuano a produrre effetti a catena. Fabrizio Palermo ha rassegnato le dimissioni dal consiglio di amministrazione con effetto immediato, segnando l’ennesimo passaggio critico in una fase già segnata da equilibri fragili e contrapposizioni interne.
La rottura, formalizzata nella tarda serata di mercoledì 6 maggio, viene motivata con un netto dissenso rispetto alle recenti scelte in materia di governance. Una presa di posizione che, nei fatti, certifica come la frattura apertasi con l’assemblea del 15 aprile sia tutt’altro che ricomposta.
Il ribaltone dell’assemblea e il ruolo di Palermo
Palermo, già alla guida di Cassa Depositi e Prestiti e figura di primo piano nel panorama manageriale italiano, era stato eletto nella lista espressione del cda uscente, sostenuta anche dal gruppo facente capo a Francesco Gaetano Caltagirone. Alla vigilia dell’assemblea, il suo nome circolava con insistenza come quello del favorito per il ruolo di amministratore delegato.
Lo scenario, però, si è ribaltato in modo inatteso. A prevalere è stata la lista presentata da Plt Holding, che ha confermato alla guida della banca l’amministratore delegato uscente Luigi Lovaglio. Un esito che ha ridisegnato i rapporti di forza all’interno del consiglio e aperto una fase di forte instabilità.
Governance nel mirino
La nota diffusa dalla banca è essenziale ma significativa: Palermo lascia perché non condivide “le recenti determinazioni in materia di governance”. Una formula che, dietro la prudenza istituzionale, lascia intravedere divergenze profonde sulla gestione strategica e sugli assetti decisionali dell’istituto.
Le dimissioni appaiono così come il prolungamento naturale dello scontro consumatosi in assemblea, dove la lista Plt — guidata da Pierluigi Tortora — ha ottenuto il 49,95% dei voti, conquistando di fatto il controllo del consiglio.
Un cda diviso e una partita ancora aperta
Il nuovo assetto ha portato alla conferma di Lovaglio nel doppio ruolo di amministratore delegato e direttore generale, con il mandato di proseguire il percorso strategico, incluso il dossier sulla possibile integrazione con Mediobanca. Alla presidenza è stato nominato Cesare Bisoni.
La riunione che ha sancito queste nomine, avvenuta a metà aprile, è stata lunga e attraversata da momenti di forte tensione. Decisiva la maggioranza degli otto consiglieri su quindici riconducibili alla lista Plt, rafforzata anche dal voto dello stesso Lovaglio.
Il sostegno di Delfin ha contribuito a consolidare il nuovo equilibrio, ma non ha placato le divisioni. Le dimissioni di Palermo, anzi, riaprono interrogativi sulla tenuta del board e sulla capacità di garantire una governance condivisa in una fase cruciale per il futuro della banca più antica del mondo.
In un contesto ancora segnato dalle eredità del passato e dalle sfide della trasformazione del settore bancario, il caso Mps torna così al centro della scena finanziaria, con una certezza: la stabilità ai vertici resta, per ora, un obiettivo lontano.
