L’Aeroporto di Milano-Malpensa continuerà a portare il nome di Silvio Berlusconi. A sancirlo è il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia, che ha respinto i ricorsi presentati dal Comune di Milano e da alcuni centri del Varesotto contrari all’intitolazione decisa a poco più di un anno dalla scomparsa del leader politico e imprenditore.
Una pronuncia netta, che sgombra il campo da ogni contestazione: secondo i giudici amministrativi, la denominazione di uno scalo aeroportuale rientra pienamente nella competenza dello Stato e possiede una natura “prevalentemente simbolica”. Non si tratta, dunque, di un atto assimilabile alla toponomastica urbana — quella che regola vie e piazze e su cui i Comuni esercitano poteri diretti — bensì di una decisione legata a infrastrutture strategiche di interesse nazionale e internazionale.
Gli aeroporti, sottolinea il Tar, appartengono al demanio statale e sono funzionali a servizi essenziali come il trasporto di passeggeri e merci. Da qui la conclusione: gli enti locali non possono vantare una “posizione giuridica qualificata” tale da legittimare un ricorso. L’intitolazione, inoltre, viene definita un atto “essenzialmente onorifico”, privo di effetti concreti e immediatamente lesivi sui territori coinvolti.
Respinta anche la tesi secondo cui si tratterebbe di una scelta politica. Per i giudici, al contrario, si è di fronte a un atto amministrativo pienamente legittimo.
Il caso Milano: manca la “vicinitas”
Particolarmente significativa la bocciatura del ricorso del Comune di Milano. Palazzo Marino aveva rivendicato un ruolo nella vicenda anche in virtù della sua partecipazione in SEA, la società che gestisce Malpensa e Linate. Ma per il Tar il nodo è un altro: manca il requisito della “vicinitas”, ovvero il legame territoriale diretto.
Lo scalo, infatti, insiste interamente nella provincia di Varese, e non nel territorio milanese. Un elemento decisivo che esclude qualsiasi interesse qualificato da parte del capoluogo lombardo. Analogo destino per i ricorsi dei Comuni di Cardano al Campo, Samarate e Somma Lombardo.
Un iter lungo e articolato
La decisione affonda le radici nell’estate del 2023. Il 20 giugno, il Consiglio regionale della Lombardia approvò un ordine del giorno per intitolare lo scalo a Berlusconi. Da lì prese avvio un iter complesso che ha coinvolto la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e infine l’ENAC.
Proprio l’Enac, l’11 luglio 2024, ha ufficializzato la nuova denominazione, rendendola immediatamente operativa.
Una decisione che fa giurisprudenza
La sentenza del Tar Lombardia non si limita a chiudere una controversia locale: chiarisce, con valore generale, che le grandi infrastrutture strategiche restano fuori dalla sfera d’influenza diretta degli enti territoriali quando si tratta di atti simbolici e di rappresentanza.
Malpensa, dunque, resta “Silvio Berlusconi”. E con la pronuncia dei giudici amministrativi, la questione sembra definitivamente archiviata — almeno sul piano giuridico.
