6 Settembre 2026, domenica
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La truffa del “finto maresciallo” finisce in manette: inseguimento e arresti nel Biellese

Smantellata dai Carabinieri una coppia di giovani truffatori campani: nel mirino anziani soli, raggirati con il falso arresto di un familiare. Recuperati denaro e ricordi di valore affettivo

Un inseguimento ad alta tensione lungo le strade del Biellese ha posto fine all’ennesima, odiosa truffa ai danni di anziani. Nel pomeriggio del 18 aprile, i Carabinieri della Compagnia di Cossato hanno arrestato in flagranza due giovani, di 20 e 25 anni, residenti nel Casertano, ritenuti responsabili di una serie di raggiri messi a segno con la tecnica del cosiddetto “finto maresciallo”.

L’operazione è il risultato di un’attività investigativa rapida e mirata, avviata già il giorno precedente dopo la denuncia di un’anziana di Vallanzengo, 88 anni, caduta nella rete dei truffatori. Con una telefonata, un sedicente appartenente all’Arma l’aveva convinta che un familiare fosse stato fermato e che, per evitarne il carcere, fosse necessario consegnare denaro e gioielli a un incaricato. Spaventata e confusa, la donna aveva ceduto oltre 11mila euro a un uomo presentatosi poco dopo alla sua porta.

Da lì, l’immediata reazione dei militari: analisi delle immagini di videosorveglianza, raccolta di testimonianze e, soprattutto, l’individuazione dell’auto utilizzata per i colpi — una Fiat 600 azzurra. Targa e descrizione sono state diffuse a tutte le pattuglie, fino all’avvistamento decisivo, avvenuto il giorno successivo nell’area di Valdilana.

Scatta il dispositivo: quattro pattuglie convergono nella zona. Una intercetta il veicolo e lo segue, mentre viene predisposto un posto di blocco. Ma il conducente, invece di fermarsi, accelera bruscamente, dando il via a una fuga pericolosa lungo la SP232, mettendo a rischio gli altri automobilisti. L’inseguimento si conclude dopo alcuni chilometri, quando l’auto viene circondata e bloccata.

A bordo, due giovani: uno alla guida, l’altro nascosto sui sedili posteriori nel tentativo di eludere il controllo. La perquisizione conferma i sospetti. Nell’auto e addosso ai fermati vengono trovati contanti per quasi 4mila euro, una fede in oro e una busta in tela grigia — riconosciuta come quella utilizzata il giorno prima dalla vittima di Vallanzengo.

Ma il quadro si completa poco dopo. Alla Centrale Operativa giunge la segnalazione di un’altra truffa appena consumata con lo stesso copione. Il figlio della vittima, un anziano, riferisce che due uomini, spacciatisi per periti assicurativi, avevano ritirato denaro e oggetti di valore.

Convocato in caserma, l’uomo riconosce senza esitazione i responsabili e descrive con precisione il denaro consegnato. Ma ciò che più lo tormenta non è la perdita economica: è la fede nuziale, unico ricordo della moglie scomparsa.

È a quel punto che avviene una scena carica di umanità. Un Carabiniere estrae dalla tasca l’anello sequestrato e glielo mostra: “Era questa?”. L’anziano, incredulo, si lascia andare a un pianto liberatorio, stringendo il militare in un abbraccio. Un gesto che racconta più di ogni verbale la portata emotiva di questi reati, che colpiscono non solo il patrimonio ma la memoria e gli affetti delle persone più fragili.

I due arrestati dovranno ora rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e truffa aggravata in concorso. Su disposizione della Procura della Repubblica di Biella, sono stati trattenuti nelle camere di sicurezza in attesa del rito direttissimo.

Un’operazione che conferma, ancora una volta, l’importanza del controllo del territorio e della prevenzione, ma che richiama anche l’attenzione su un fenomeno sempre più diffuso e subdolo, capace di insinuarsi nelle paure più intime per trasformarle in occasione di profitto criminale.

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