Un secondo addio, più raccolto e forse ancora più carico di tensione, accompagnerà martedì alle 12:30 il ritorno alla sepoltura di Liliana Resinovich. La cerimonia si terrà nella cappella del cimitero di Sant’Anna, in forma strettamente riservata, segnando una nuova tappa in una vicenda che continua a interrogare familiari, investigatori e opinione pubblica.
Il rito funebre segue il rientro della salma dall’obitorio di Milano, dove i periti incaricati hanno completato una serie di nuovi accertamenti sui resti della donna. Analisi disposte nell’ambito di un’inchiesta che, a distanza di tempo, non ha ancora sciolto i suoi punti più controversi e mantiene aperti scenari investigativi complessi.
La decisione di una cerimonia sobria e privata è stata presa dal fratello di Liliana, Sergio Resinovich, che in queste ore ha ribadito la volontà di proteggere l’intimità del momento. Non solo: lo stesso Sergio ha espresso un auspicio netto, chiedendo che Sebastiano Visintin, marito della donna e attualmente indagato per la sua morte, non partecipi alla funzione.
Una presa di posizione che evidenzia come, accanto al dolore per la perdita, persistano fratture profonde e tensioni mai ricomposte. Il secondo funerale non rappresenta soltanto un momento di raccoglimento, ma anche il riflesso di una vicenda familiare e giudiziaria segnata da contrapposizioni e sospetti.
Dopo la breve celebrazione, la salma sarà nuovamente tumulata, chiudendo almeno sul piano formale il capitolo degli accertamenti tecnici. Ma resta aperto quello, ben più ampio, della ricerca della verità. Le nuove perizie, i cui esiti sono attesi con attenzione, potrebbero infatti incidere in modo decisivo sull’evoluzione dell’indagine.
Nel frattempo, la città si prepara a un commiato discreto, lontano dai riflettori ma inevitabilmente attraversato da un’eco pubblica. Perché la storia di Liliana Resinovich, con il suo carico di interrogativi, continua a chiedere risposte — e a non concedere ancora, a chi le voleva bene, una pace definitiva.
