2 Ottobre 2026, venerdì
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Bollette, il governo accelera: fiducia alla Camera tra aiuti alle famiglie e rinvio dell’addio al carbone

Misure straordinarie per contenere i costi dell’energia, sostegni mirati in base all’Isee e una scelta strategica che divide: uscita dal carbone posticipata al 2038

Il governo stringe i tempi sul decreto bollette e sceglie la via più rapida: la fiducia. A chiederla in Aula alla Camera è stato il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, imprimendo un’accelerazione decisiva a un provvedimento ritenuto cruciale per contenere l’impatto dei costi energetici su famiglie e imprese.

La votazione per appello nominale è fissata per martedì 31 marzo alle ore 14, preceduta dalle dichiarazioni di voto a partire dalle 12:20. Un passaggio parlamentare che si preannuncia centrale, non solo per i contenuti economici del decreto, ma anche per il segnale politico che il governo intende dare in una fase ancora segnata da tensioni sui mercati energetici.

Aiuti mirati: bonus e nuovi contributi

Il cuore del provvedimento è rappresentato da un pacchetto di misure straordinarie per alleggerire il peso delle bollette elettriche. L’intervento si concentra in particolare sulle fasce più fragili della popolazione: le famiglie economicamente vulnerabili già beneficiarie del bonus sociale elettrico riceveranno nel 2026 un contributo straordinario di 115 euro.

Ma il decreto amplia la platea dei destinatari. Anche i nuclei familiari che non rientrano nel bonus sociale, ma con un Isee fino a 25mila euro, potranno contare su un sostegno: un contributo volontario a carico dei venditori di energia, attivo nel biennio 2026-2027. Una misura che punta a intercettare quella fascia “grigia” di cittadini spesso esclusi dagli aiuti diretti ma comunque esposti all’aumento dei costi energetici.

Teleriscaldamento: colmata una lacuna

Tra le novità più rilevanti figura l’estensione degli interventi anche alle famiglie servite da sistemi di teleriscaldamento, finora rimaste ai margini delle principali misure di sostegno. Si tratta di una platea ampia: circa 1,36 milioni di abitazioni, per un totale di oltre 2,5 milioni di cittadini.

A sottolineare la portata dell’intervento è stato il presidente della commissione Attività produttive della Camera, Alberto Gusmeroli, che ha parlato di “un intervento di buonsenso e di equità” capace di colmare “una lacuna normativa non più sostenibile”.

Nodo carbone: rinvio al 2038

Accanto alle misure di sostegno, il decreto contiene una scelta destinata a far discutere: il rinvio dell’uscita dell’Italia dal carbone al 2038. Un orizzonte che sposta in avanti di oltre un decennio gli obiettivi di decarbonizzazione, giustificato dal governo con la necessità di garantire la sicurezza energetica in un contesto internazionale instabile.

Pesano, secondo l’esecutivo, le conseguenze dei conflitti in Ucraina e Medio Oriente, che hanno contribuito a mantenere elevata l’incertezza sui mercati energetici globali. In questo scenario, la proroga dell’utilizzo del carbone viene letta come una misura di salvaguardia: uno strumento per proteggere la competitività del sistema produttivo e contenere ulteriori rincari in bolletta.

Tra emergenza e transizione

Il decreto si muove dunque su un doppio binario: da un lato il sostegno immediato a famiglie e consumatori, dall’altro una scelta strategica che rallenta il percorso verso la transizione energetica. Un equilibrio complesso, che riflette le contraddizioni di una fase storica in cui l’urgenza economica si intreccia con gli obiettivi ambientali.

La fiducia chiesta dal governo certifica la volontà di chiudere rapidamente la partita. Ma il dibattito, dentro e fuori dal Parlamento, è destinato a restare aperto.

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