Teheran raffredda ogni prospettiva di apertura nei confronti di Washington e torna a irrigidire il confronto diplomatico. Le proposte avanzate dagli Stati Uniti – un pacchetto articolato in quindici punti – vengono liquidate come “eccessive e irragionevoli”, segnando un nuovo punto di frizione in un dialogo che resta, di fatto, bloccato.
A chiarire la posizione della Repubblica islamica è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Esmail Baghaei, che ha escluso senza ambiguità qualsiasi contatto diretto con gli Stati Uniti. Nessun tavolo negoziale condiviso, nessun canale ufficiale aperto: i messaggi provenienti da Washington, ha spiegato, continuano ad arrivare esclusivamente attraverso intermediari internazionali, tra cui il Pakistan.
Un sistema di comunicazione indiretta che fotografa bene lo stato attuale delle relazioni tra i due Paesi: tese, frammentate e prive di un confronto trasparente. In questo contesto, ogni proposta rischia di trasformarsi più in un elemento di attrito che in una reale occasione di dialogo.
Baghaei ha sottolineato come la posizione iraniana resti saldamente ancorata a un “quadro di riferimento” già definito, senza margini per concessioni unilaterali. Un messaggio che suona come una chiusura netta alle richieste americane e, al tempo stesso, come un avvertimento: Teheran non intende rivedere le proprie priorità strategiche sotto pressione esterna.
La distanza tra le parti, dunque, non è soltanto diplomatica ma anche sostanziale. Da un lato Washington che tenta di rilanciare il negoziato con una piattaforma articolata; dall’altro l’Iran che respinge il metodo prima ancora del merito, ribadendo la centralità della propria autonomia decisionale.
In assenza di un canale diretto e con la mediazione affidata a Paesi terzi, il rischio è che il confronto resti impantanato in una lunga fase di stallo. E mentre il linguaggio diplomatico si fa sempre più rigido, la possibilità di una svolta appare, almeno per ora, lontana.
