Un piano che affonda le radici ben oltre l’aggressione in aula. Non un gesto improvviso, ma una spirale di pensieri violenti, coltivati nel tempo e condivisi in una dimensione parallela, digitale, dove realtà e rappresentazione si confondono fino a diventare indistinguibili. Emergono nuovi particolari sul tredicenne che ha quasi ucciso a coltellate la sua insegnante a Trescore Balneario, e il quadro che si delinea è ancora più inquietante.
A raccontarli è una sedicenne, conosciuta online, che si fa chiamare “Euno”. È con lei che il ragazzo avrebbe condiviso le sue intenzioni più estreme, arrivando – secondo il suo racconto – a progettare persino l’uccisione dei genitori. Un proposito che non si sarebbe concretizzato solo per l’opposizione della giovane, che lo avrebbe minacciato di intervenire.
L’amicizia virtuale e le confessioni
Il rapporto tra i due nasce su TikTok. Lei resta colpita dai video pubblicati dal ragazzo, lui trova in quella connessione uno spazio di ascolto e complicità. In breve tempo, la relazione digitale si trasforma in una confidenza costante, quasi esclusiva. È in questa dimensione che il tredicenne inizia a rivelare pensieri violenti e progetti sempre più strutturati.
La sedicenne diventa così testimone – e, in alcuni momenti, argine – di un’escalation. È lei a tentare di dissuaderlo quando il ragazzo parla di bombe da piazzare a scuola, riuscendo, almeno inizialmente, a farlo desistere.
Ma il confine tra deterrenza e impotenza si rompe definitivamente la mattina dell’agguato.
Il link prima dell’attacco
Pochi minuti prima dell’aggressione, il tredicenne invia alla ragazza un link: la avverte che sta per iniziare una diretta. Lei si collega. È una delle sole tre persone che assistono, in tempo reale, all’accoltellamento della professoressa di francese, Chiara Mocchi.
La violenza si trasforma così in spettacolo. Non solo un atto, ma un evento costruito per essere visto, condiviso, testimoniato. Un passaggio cruciale che segna il salto dalla fantasia alla rappresentazione pubblica del gesto.
Dalle bombe alla “vendetta”
Secondo quanto ricostruito, il progetto iniziale era ancora più ampio: un attentato all’interno dell’istituto, con l’uso di esplosivi. Anche in questo caso, il confronto con la sedicenne avrebbe frenato il piano.
Il tredicenne cambia allora obiettivo, restringe il campo, ma non attenua la violenza: decide di colpire la docente che ritiene responsabile delle sue frustrazioni. La “vendetta” diventa il fulcro del suo racconto.
Attraverso Telegram, acquista un coltello, una pistola scacciacani e materiale potenzialmente esplosivo. Mostra tutto sui social, insieme a una maglietta con la scritta “vendetta”, quasi a costruire una scenografia simbolica dell’atto che sta preparando.
Il “manifesto” e la diretta
A dare ulteriore forma al progetto c’è un testo, definito come un manifesto, un testamento in cui il ragazzo parla di una sorta di “soluzione finale”. Nelle sue parole, l’aggressione trova una giustificazione: si sente deriso, umiliato, bersaglio della docente.
Un racconto soggettivo che si intreccia con episodi già avvenuti in passato: la professoressa era stata infatti oggetto di insulti e atti vandalici, segnali di un clima deteriorato che ora assume contorni ben più gravi.
La diretta streaming diventa il culmine di questo percorso. Non solo violenza, ma narrazione della violenza. Non solo gesto, ma messa in scena.
La sopravvivenza e il ritorno
Nonostante le gravissime ferite – al collo e alle mani – e una perdita di sangue stimata in un litro e mezzo, la professoressa Mocchi è sopravvissuta. Dall’ospedale ha espresso una volontà che colpisce per lucidità e umanità: tornare a insegnare.
Un messaggio che guarda anche al suo aggressore, con l’auspicio che possa comprendere la gravità di quanto accaduto e trovare una via d’uscita da quello che lei stessa ha definito un “vicolo cieco”.
Le indagini e il nodo psichiatrico
Il tredicenne si trova ora ricoverato in una struttura di neuropsichiatria infantile. La Procura per i minorenni di Brescia sta valutando la necessità di una perizia psichiatrica, passaggio chiave per comprendere il livello di consapevolezza e responsabilità del giovane.
Parallelamente, gli inquirenti stanno approfondendo il contesto digitale in cui il ragazzo si muoveva: chat, piattaforme, eventuali interlocutori. Non si esclude che possano esserci state influenze o istigazioni da parte di terzi.
Resta, sullo sfondo, una domanda che va oltre il singolo caso: quanto pesa, oggi, l’ecosistema online nella costruzione di identità fragili e nella radicalizzazione di comportamenti estremi? A Trescore Balneario, la risposta passa per una diretta streaming che ha trasformato un’aula scolastica in un teatro di violenza globale.
