24 Ottobre 2026, sabato
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Consulenti Tributari  quale futuro? Navigare tra associazioni e professionisti non riconosciuti quale futuro.

Il Governo approva tre disegni di legge sugli ordinamenti professionali, ma la categoria resta senza riconoscimento. L’Europa ha già istituzionalizzato la figura del Perito esperto fiscale: in Italia il percorso è guidato da Auge.

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Guardasigilli Carlo Nordio, ha approvato tre disegni di legge delega per la riforma degli ordinamenti professionali, introducendo novità importanti per numerose categorie. Eppure, ancora una volta, nessun riferimento è stato fatto ai consulenti tributari: una professione abolita nel 1993 e mai più riconosciuta formalmente, nonostante il ruolo strategico svolto nella gestione dei rapporti tra cittadini, imprese e fisco.

Le associazioni di categoria hanno accolto la notizia con imbarazzo, preferendo minimizzarne la portata. La legge 4/2013 aveva concesso alle libere associazioni la possibilità di rappresentare i consulenti tributari, ma senza fornire alla categoria un riconoscimento giuridico vero e proprio. Alcune sigle hanno tentato di costruire percorsi paralleli, siglando convenzioni con corsi universitari in settori diversi – dallo sport al terzo settore – o ventilando l’ipotesi di iscrizione all’elenco dei Consulenti tecnici istituito con il decreto n.109 del 4 agosto 2023. Tuttavia la norma parla chiaro: i consulenti tributari non figurano in quell’elenco.

Il risultato è una professione che da trent’anni naviga in acque incerte, moltiplicando attestati di formazione e corsi di aggiornamento, senza riuscire a definire una vera identità. Eppure la giurisprudenza ha più volte chiarito che, laddove la figura sia ben delineata, l’attività non è riservata ad altre professioni ordinistiche e, se esercitata da professionisti con titolo accademico e abilitazione tramite esame, può legittimamente rappresentare i contribuenti.

Lo scenario europeo racconta tutt’altra storia. Dal 2008, molti Paesi hanno riconosciuto nel Quadro Europeo delle Qualifiche (EQF) percorsi professionali strutturati, tra cui quello del Perito esperto fiscale, figura abilitante a pieno titolo, che si consegue attraverso un iter misto tra aula, piattaforma digitale, laboratorio e praticantato, con esame finale davanti a commissioni pubbliche.

In Italia, un primo passo è stato compiuto grazie ad Auge Università e Accademia Auge, che hanno avviato in Campania un percorso per Periti esperti fiscali, riuscendo a ottenere l’inserimento della figura negli elenchi professionali presso le Procure e i Tribunali. Un riconoscimento che ha sancito la specificità di questa professione, distinta e non assimilabile ad altre categorie esistenti.

Il programma formativo consente ai consulenti tributari di conseguire una qualifica europea abilitante e ufficialmente riconosciuta, aprendo nuove prospettive lavorative. Auge, insieme al neo-costituito Collegio dei Periti esperti fiscali, mette a disposizione di diplomati e associati la possibilità di ottenere il titolo, abilitarsi e accedere a una piattaforma di servizi professionali. Una iniziativa che non intende sostituirsi alle associazioni di rappresentanza, ma collaborare con esse, colmando un vuoto istituzionale che da decenni penalizza la categoria.

Il progetto si inserisce nell’orizzonte indicato dal rettore Giuseppe Catapano, che ha chiarito così la missione di Auge: «L’obiettivo di Auge è quello di creare uno scambio virtuoso di idee ed esperienze e creare ponti tra istruzione e occupazione». Una dichiarazione che sottolinea la volontà di costruire un modello capace di valorizzare le competenze e rispondere ai bisogni reali del mercato del lavoro.

Eppure, nonostante questo passo avanti, le reazioni delle associazioni sono state tiepide, quando non apertamente diffidenti. Tra silenzi, prese di distanza e sporadici interessamenti, il rischio è che prevalga la logica del business interno sugli interessi della categoria. E allora la domanda sorge spontanea: le associazioni vogliono davvero lavorare per il riconoscimento della professione o si accontentano di gestire il consenso dei propri iscritti?

Quel che è certo è che il riconoscimento di una qualifica professionale non equivale alla creazione di un ordine, ma rappresenta il primo passo per restituire dignità a un mestiere che per competenze e unicità merita di essere valorizzato. Il riconoscimento della figura del Perito esperto fiscale negli elenchi professionali presso i Tribunali italiani segna un passaggio storico che avvicina l’Italia agli standard europei.

La sfida ora è tutta interna alla categoria: rimanere divisa, dispersa in mille rivoli, o fare finalmente squadra. Perché, come ricorda il proverbio, l’unione fa la forza ed esalta le differenze.

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