3 Luglio 2026, venerdì
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La droga a domicilio corre sull’app: smantellata rete armata tra le Marche e il Sud

Operazione “Suburra” ad Ancona: dodici misure cautelari per un’organizzazione che vendeva hashish e cocaina online, con consegne porta a porta e un sistema di regole, premi e punizioni

Un supermercato della droga a portata di smartphone, con tanto di “menù”, recensioni dei clienti e consegne rapide direttamente a casa. È il quadro che emerge dall’operazione “Suburra”, condotta dalla polizia di Stato ad Ancona, che nelle ultime ore ha portato all’esecuzione di dodici misure cautelari — otto in carcere e quattro agli arresti domiciliari — e a una serie di perquisizioni nei confronti di presunti membri di un’associazione criminale armata.

Secondo gli investigatori, il gruppo avrebbe immesso sul mercato delle Marche tonnellate di stupefacenti, sfruttando un sistema di vendita digitale tanto semplice quanto strutturato. Il cuore dell’attività era un canale di messaggistica istantanea, significativamente denominato “La sacra famiglia”, attraverso il quale i clienti potevano accedere a un catalogo di hashish e cocaina, scegliere quantità e qualità, e concludere l’ordine in pochi passaggi.

Il meccanismo prevedeva una forma rudimentale ma efficace di “accreditamento”: per poter acquistare, gli utenti dovevano inviare una copia del documento d’identità, considerata una garanzia contro eventuali truffe o infiltrazioni. Una volta verificato il cliente, l’organizzazione procedeva alla consegna, gestita da corrieri espressi incaricati di recapitare la droga direttamente al domicilio indicato. A rendere il sistema ancora più simile a una piattaforma commerciale era la possibilità di lasciare recensioni, valutando qualità della sostanza e puntualità del servizio.

Dietro l’apparente efficienza logistica, però, si celava una struttura rigidamente gerarchica e violenta. I corrieri, secondo la ricostruzione degli inquirenti, potevano arrivare a guadagnare fino a cinquemila euro al mese e, almeno nelle prime consegne, si presentavano armati di pistola per testare l’affidabilità dei nuovi clienti. Il ritiro avveniva tramite parole d’ordine concordate, in un sistema che univa modalità digitali e codici tipici della criminalità organizzata tradizionale.

L’organizzazione non si limitava alla gestione del traffico di droga, ma prevedeva anche un sistema interno di welfare e disciplina. Ai membri ritenuti “fedeli”, finiti in carcere, veniva garantito sostegno economico e assistenza legale. Diversa la sorte per chi tradiva o veniva sospettato di infedeltà: secondo gli investigatori, sarebbero stati organizzati pestaggi anche all’interno degli istituti penitenziari.

Al vertice del gruppo, una figura carismatica e temuta, indicata dagli affiliati con il nome di “Padre”. A lui sarebbero attribuiti episodi di estrema violenza: tra questi, l’aver costretto un uomo a lanciarsi da un’auto in corsa lungo un’autostrada pugliese dopo un affare di droga finito male, e il tentativo di uccidere i cani di un associato sospettato di tradimento.

L’operazione “Suburra” restituisce così l’immagine di un narcotraffico che evolve e si adatta ai linguaggi e agli strumenti della contemporaneità, sfruttando le tecnologie digitali per ampliare il mercato e ridurre i rischi, ma mantenendo intatti — e anzi rafforzando — i tratti più brutali del controllo criminale. Un sistema ibrido, dove l’innovazione convive con la violenza, e in cui il confine tra economia illegale e piattaforma digitale appare sempre più sottile.

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