Un’incursione improvvisa nei cieli del Baltico riporta alta la tensione lungo il confine orientale della Nato. Nella notte, un drone di provenienza russa ha sconfinato nello spazio aereo dell’Estonia, finendo la sua corsa contro una ciminiera della centrale elettrica di Auvere, a pochi chilometri dalla frontiera con la Russia.
L’impatto, confermato dal Servizio di sicurezza interna di Tallinn dopo le prime notizie diffuse dai media locali, non ha provocato feriti. Ancora incerta l’entità dei danni: secondo le prime valutazioni, tuttavia, le infrastrutture energetiche non sarebbero state compromesse in modo significativo.
L’episodio si inserisce in un quadro già segnato da operazioni militari e tensioni regionali. Il drone si sarebbe schiantato intorno alle 3:40 del mattino, nelle stesse ore in cui il porto russo di Ust-Luga risultava bersaglio di un attacco con droni attribuito alle forze ucraine. Un elemento che orienta le prime ipotesi investigative verso la pista dell’incidente.
«Secondo le informazioni attuali, il drone non era diretto verso l’Estonia», ha dichiarato la procuratrice generale Astrid Asi, sottolineando come le indagini in corso dovranno chiarire la traiettoria e le circostanze precise dell’accaduto.
Non si tratterebbe, peraltro, di un caso isolato. Nella stessa notte, altri velivoli senza pilota avrebbero violato lo spazio aereo della Lettonia, alimentando il timore di un’estensione non controllata delle operazioni militari nell’area.
La reazione politica non si è fatta attendere. La ministra della Giustizia Liisa-Ly Pakosta ha annunciato la convocazione di un vertice d’emergenza del governo per valutare la situazione e le eventuali contromisure. Sul tavolo, oltre alla sicurezza nazionale, anche il coordinamento con gli alleati e il rafforzamento della sorveglianza dei confini.
In un contesto già fragile, l’episodio di Auvere rappresenta un ulteriore campanello d’allarme: un incidente, forse, ma sufficiente a ricordare quanto sottile sia il confine tra errore e escalation.
