Si è spento a 91 anni Gino Paoli, uno degli ultimi grandi architetti della canzone italiana del Novecento. A darne notizia è stata la famiglia con poche parole, sobrie e intime: «Questa notte Gino ci ha lasciato in serenità, circondato dall’affetto dei suoi cari». Se ne va così una figura che ha attraversato oltre mezzo secolo di musica, segnando in profondità il modo di raccontare l’amore e la vita in forma di canzone.
Nato a Monfalcone nel 1934 ma genovese d’adozione e per vocazione, Paoli è stato tra i pilastri della cosiddetta scuola genovese, fucina irripetibile di talenti che ha dato voce a una nuova sensibilità musicale italiana insieme a nomi come Fabrizio De André, Luigi Tenco, Bruno Lauzi e Umberto Bindi. Un movimento che ha rivoluzionato la musica leggera, portando nella canzone temi esistenziali, poesia e una nuova profondità emotiva.
L’invenzione di un linguaggio
Paoli ha costruito un lessico musicale personale, in equilibrio tra immediatezza popolare e tensione letteraria. Le sue canzoni parlano d’amore senza retorica: fisico, fragile, malinconico. Brani come Il cielo in una stanza, Sapore di sale e Senza fine sono diventati pietre miliari, attraversando generazioni.
Il primo grande successo arriva quasi in sordina, affidato alla voce di Mina, che su suggerimento di Mogol interpreta Il cielo in una stanza. È un trionfo: mesi in classifica e l’improvvisa consacrazione di Paoli come autore di riferimento. Da lì in avanti, la sua firma diventa sinonimo di eleganza e verità emotiva.
Vita privata, tra passioni e ombre
La biografia di Paoli è attraversata da contrasti forti, spesso riflessi nella sua musica. Nel 1961 l’incontro con Ornella Vanoni segna l’inizio di un legame artistico e sentimentale intenso, da cui nasceranno brani come Senza fine. Parallelamente, la sua vita privata si intreccia in modo turbolento con quella dell’attrice Stefania Sandrelli, in una relazione che fece scalpore nell’Italia dell’epoca.
Ma è il 1963 a segnare il momento più drammatico: Paoli tenta il suicidio sparandosi al cuore. Sopravvive, portando con sé per tutta la vita il segno fisico e simbolico di quel gesto. Un episodio che contribuisce a definire la sua figura di artista inquieto, lontano da qualsiasi immagine patinata.
Il silenzio e il ritorno
Dopo i primi anni di grande esposizione, Paoli attraversa una fase più appartata, tornando a esibirsi nei circuiti locali, quasi a cercare un contatto più autentico con la musica. Il ritorno al grande pubblico arriva negli anni Ottanta, con Una lunga storia d’amore, brano che diventa colonna sonora del film Una donna allo specchio, interpretato proprio dalla Sandrelli.
Da lì una nuova stagione di successi e collaborazioni, tra cui il sodalizio rinnovato con Ornella Vanoni e l’album Insieme. Nel 1991 conquista il Festivalbar con Quattro amici, confermando una sorprendente capacità di parlare anche a un pubblico più giovane. La sua carriera prosegue senza interruzioni fino al 2019, quando pubblica il doppio album Appunti di un lungo viaggio, ideale bilancio artistico e umano.
L’impegno civile
Parallelamente alla musica, Paoli ha coltivato un forte interesse per la politica e il dibattito pubblico. Nel 1987 viene eletto alla Camera dei deputati, portando nelle istituzioni uno sguardo indipendente, mai pienamente allineato. La sua esperienza parlamentare si conclude nel 1992, ma resta significativa per comprendere la sua volontà di incidere anche oltre il palcoscenico.
Un’eredità senza tempo
Con la morte di Gino Paoli si chiude un capitolo fondamentale della cultura italiana. Le sue canzoni restano come un archivio emotivo collettivo: storie intime diventate universali, capaci di attraversare il tempo senza perdere intensità.
In un’epoca di musica veloce e consumo rapido, la sua opera continua a ricordare che una canzone può essere, prima di tutto, verità.
