Un diverbio nato tra i sedili di un autobus, degenerato nel giro di poche ore in una spedizione punitiva culminata con un accoltellamento. È la sequenza, tanto rapida quanto allarmante, ricostruita dagli inquirenti e che ha portato all’arresto di tre giovani di nazionalità egiziana — uno maggiorenne di 19 anni e due minorenni di 16 e 15 anni — accusati, a vario titolo e in concorso, di tentato omicidio, porto abusivo di arma da taglio e violenza privata aggravata.
L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Sesto San Giovanni al termine di un’indagine articolata e meticolosa, coordinata dalla Procura della Repubblica di Monza e dalla Procura per i Minorenni di Milano.
L’agguato dopo la scuola
I fatti risalgono al 17 dicembre 2025, quando nel cortile di un istituto scolastico di Sesto San Giovanni uno studente 18enne, anch’egli egiziano, viene improvvisamente aggredito. Il giovane viene accerchiato da più persone e colpito con un’arma da taglio all’addome. Le ferite, pur gravi, risultano guaribili in circa 30 giorni.
Secondo quanto emerso, la vittima sarebbe stata sorpresa all’uscita da scuola, senza possibilità di difesa, sopraffatta dalla superiorità numerica degli aggressori. Un’azione rapida e pianificata, che lascia poco spazio all’improvvisazione.
Dalla lite alla vendetta
Le indagini, condotte dalla Sezione Operativa del Nucleo Operativo e Radiomobile, hanno permesso di risalire all’origine del gesto: una lite avvenuta il giorno precedente a bordo di un autobus tra studenti dello stesso istituto.
Un episodio apparentemente circoscritto, ma che avrebbe innescato un’escalation violenta. In particolare, il 15enne coinvolto nella discussione — oggi tra i destinatari della misura cautelare — avrebbe organizzato una vera e propria azione ritorsiva, coinvolgendo altri giovani e pianificando l’aggressione.
Determinante, secondo gli investigatori, il ruolo del 19enne, ritenuto l’esecutore materiale dell’accoltellamento.
Un possibile errore di persona
Un elemento inquietante emerge dalle risultanze investigative: la vittima potrebbe non essere stata il vero bersaglio. Gli accertamenti, infatti, suggeriscono la possibilità di uno scambio di persona, ipotesi che aggiunge ulteriore gravità a una vicenda già segnata da dinamiche di violenza giovanile e vendetta.
Indagini tra tecnologia e testimonianze
Per ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti, gli inquirenti hanno fatto ricorso a un ampio ventaglio di strumenti investigativi: intercettazioni telefoniche, analisi dei tabulati, acquisizione delle immagini dei sistemi di videosorveglianza e attività di “open source intelligence”, oltre all’ascolto di numerosi testimoni.
Un lavoro capillare che ha consentito di delineare ruoli e responsabilità dei coinvolti, restituendo un quadro preciso dell’accaduto.
Un ricercato all’estero
Uno dei destinatari della misura cautelare risulta al momento irreperibile sul territorio nazionale e, secondo quanto accertato, si troverebbe all’estero. Le ricerche sono in corso.
La vicenda riaccende i riflettori su fenomeni di violenza tra giovanissimi, dove conflitti banali possono trasformarsi in episodi estremi, con conseguenze potenzialmente irreversibili. Un’escalation che, ancora una volta, interroga famiglie, scuola e istituzioni sulla capacità di intercettare e prevenire segnali di disagio sempre più precoci.
