Un attacco frontale, che intreccia etica pubblica, responsabilità politica e opportunità istituzionale. Debora Serracchiani, responsabile Giustizia del Partito Democratico, torna a puntare il dito contro il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, giudicando la sua versione dei fatti “una toppa peggiore del buco” e chiamando in causa direttamente la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
Nel mirino della parlamentare dem, la giustificazione fornita da Delmastro circa la sua uscita da una società, motivata – secondo quanto riferito – da ragioni “etiche e morali” emerse solo dopo aver scoperto il legame con la figlia di un soggetto coinvolto in vicende giudiziarie. Una ricostruzione che Serracchiani respinge con sarcasmo e durezza: “Davvero pensa di poter prendere in giro tutti?”, incalza, sottolineando come il profilo del padre fosse già noto alle cronache.
Da qui l’interrogativo politico, che diventa anche istituzionale: è plausibile – si chiede la dirigente dem – che un sottosegretario alla Giustizia, con delega all’amministrazione penitenziaria, non verifichi i rapporti societari in cui è coinvolto? E, aggiunge, possibile che nessuno all’interno di Fratelli d’Italia abbia sollevato perplessità?
Il ragionamento si allarga poi al piano più generale della credibilità dell’esecutivo. Serracchiani evoca un presunto schema di superficialità nella gestione delle responsabilità pubbliche, parlando di un governo che “ancora una volta si svela inadeguato”. E conclude con una domanda diretta alla premier: “È soddisfatta di questa spiegazione? Noi no”.
Il caso Caroccia e le “domande inquietanti”
Il secondo fronte della polemica riguarda le rivelazioni di stampa su presunti rapporti d’affari tra Delmastro e altri esponenti di Fratelli d’Italia – tra cui dirigenti locali e amministratori piemontesi – e Miriam Caroccia, figlia di Mauro Caroccia, condannato in via definitiva dalla Cassazione per reati gravi aggravati dal metodo mafioso e attualmente detenuto.
Una vicenda che, se confermata, viene definita “gravissima” dalla responsabile Giustizia del Pd, perché capace di sollevare interrogativi profondi sulla trasparenza e sull’opportunità politica di tali relazioni. Serracchiani chiede chiarimenti immediati sia alla presidente del Consiglio sia al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Tra le questioni poste: Delmastro e i suoi soci erano consapevoli dei legami familiari della giovane? Era opportuno intrattenere rapporti di questo tipo alla luce del ruolo ricoperto? E, soprattutto, può il sottosegretario garantire piena imparzialità nello svolgimento delle sue funzioni?
Pressione politica alla vigilia del voto
L’intervento assume anche un chiaro significato politico, collocandosi alla vigilia di un appuntamento elettorale. Serracchiani insiste sulla necessità che le risposte arrivino prima del voto, evocando il tema dell’indipendenza della magistratura e criticando implicitamente alcune posizioni espresse dalla maggioranza.
“La premier ha più volte parlato di una magistratura più collaborativa – osserva – ma questo non può tradursi in una giustizia che chiuda gli occhi di fronte alle eventuali responsabilità di chi governa”.
Un affondo che, al di là del caso specifico, riapre il confronto tra maggioranza e opposizione sul terreno sensibile dei rapporti tra politica, giustizia e responsabilità pubblica.
