2 Ottobre 2026, venerdì
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Morte del piccolo Domenico, sospetti sulla cartella clinica: chiesta la sospensione per due medici del Monaldi

La Procura di Napoli contesta il falso a Guido Oppido ed Emma Bergonzoni, già indagati per omicidio colposo. Al centro dell’inchiesta le presunte modifiche sugli orari di arrivo del cuore destinato al trapianto

Un nuovo, delicato fronte si apre nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore all’ospedale Monaldi di Napoli. La Procura partenopea ha infatti chiesto al giudice per le indagini preliminari una misura interdittiva nei confronti di due medici già coinvolti nel procedimento: si tratta del cardiochirurgo Guido Oppido e della collega Emma Bergonzoni.

A darne notizia è stato il procuratore aggiunto Antonio Ricci, che ha confermato come per entrambi sia stata avanzata la richiesta di sospensione dall’esercizio della professione. I due medici, già indagati per omicidio colposo in concorso, devono ora rispondere anche dell’accusa di falso in atto pubblico, in relazione alla cartella clinica del bambino. Gli interrogatori sono fissati per la fine del mese.

Il nodo delle cartelle cliniche

Secondo l’impostazione accusatoria, coordinata dal pubblico ministero Giuseppe Tittaferrante, sarebbero state apportate modifiche alla documentazione sanitaria di Domenico, in particolare per quanto riguarda gli orari di arrivo del cuore proveniente da Bolzano e destinato al trapianto.

Un dettaglio tutt’altro che secondario: la tempistica, infatti, rappresenta un elemento cruciale nella valutazione della riuscita di un intervento di questa complessità, incidendo direttamente sulla qualità dell’organo e sulle probabilità di sopravvivenza del paziente. Proprio su questo punto si concentrano ora gli accertamenti degli inquirenti, che puntano a chiarire se vi siano state alterazioni volte a ricostruire una sequenza dei fatti diversa da quella reale.

L’équipe sotto esame

Emma Bergonzoni, 32 anni, originaria di Ferrara e formatasi all’Università di Bologna, faceva parte dell’équipe guidata da Oppido, 54 anni, responsabile della Cardiochirurgia pediatrica del Monaldi. Entrambi risultano tra i sette indagati iscritti nel registro nell’ambito dell’inchiesta sulla morte del bambino.

Nei mesi scorsi, gli investigatori hanno già sequestrato i telefoni cellulari dei medici e del personale sanitario coinvolto, con l’obiettivo di analizzare chat e comunicazioni interne che possano fornire elementi utili alla ricostruzione della vicenda.

Un’indagine che si allarga

L’ipotesi di falso segna un passaggio significativo nell’inchiesta, che da accertamento sanitario si allarga ora al terreno della possibile alterazione documentale. Un cambio di prospettiva che potrebbe incidere profondamente sulle responsabilità individuali e sull’esito giudiziario del caso.

La decisione finale sulle misure interdittive spetterà al gip, chiamato a valutare la richiesta della Procura in un contesto già segnato da forte attenzione mediatica e da interrogativi ancora aperti sulla gestione dell’intervento e sulle procedure seguite nelle ore decisive per la vita del piccolo Domenico.

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