Il corteo scorre tra slogan e bandiere nel cuore di Roma, ma a segnare la giornata è soprattutto un gesto destinato ad accendere lo scontro politico. Durante la manifestazione convocata con lo slogan “no al referendum, no alla guerra, no al governo liberticida”, alcuni manifestanti hanno dato alle fiamme due cartelloni raffiguranti la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il ministro della Giustizia Carlo Nordio.
Le immagini, incendiate con fumogeni tra cori e proteste, hanno fatto rapidamente il giro dei social e provocato una dura reazione della maggioranza.
Il rogo dei cartelloni
Nel primo cartellone la premier era raffigurata mentre teneva al guinzaglio il Guardasigilli, ritratto con una museruola. Sopra la scritta: «No al vostro referendum». L’immagine è stata poi data alle fiamme davanti ai manifestanti.
Un secondo manifesto, anch’esso bruciato tra i fumogeni, mostrava una stretta di mano tra Meloni e il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Sul cartellone campeggiava la frase: «No al vostro genocidio, 75mila civili uccisi, 2 milioni di sfollati», con un evidente riferimento al conflitto in Medio Oriente e alla posizione del governo italiano.
La scena si è consumata mentre il corteo attraversava la città, tra striscioni e slogan contro la riforma oggetto del referendum e contro la linea dell’esecutivo su diversi fronti politici.
La reazione di Fratelli d’Italia
Le immagini dei cartelloni bruciati sono state rilanciate immediatamente sui social da Fratelli d’Italia, il partito della presidente del Consiglio, con parole molto dure.
«L’odio rosso scende in campo per il No», si legge nel messaggio diffuso online. Secondo il partito di maggioranza, la protesta avrebbe travalicato il confronto politico trasformandosi in un attacco ideologico al governo.
«Se provate a chiedere loro della riforma – prosegue la nota – a stento sapranno dirvi che riguarda la giustizia. Ogni occasione è buona per la propaganda dell’estremismo rosso, che sfrutta il referendum solo per dare sfogo al proprio livore contro il Governo e contro l’intera Nazione».
Parole che testimoniano un clima sempre più acceso attorno al voto referendario e al confronto politico che lo accompagna.
L’appello di Nordio alla moderazione
A intervenire direttamente è stato anche il ministro della Giustizia Carlo Nordio, destinatario di numerosi messaggi di solidarietà dopo l’episodio.
Il Guardasigilli ha ringraziato pubblicamente chi gli ha espresso vicinanza, a partire dal presidente del Comitato per il No, Enrico Grosso, e dall’Associazione Nazionale Magistrati.
«Auspico anch’io che nei prossimi giorni il dibattito si mantenga nei termini indicati dal Presidente della Repubblica, con pacatezza e lealtà, sui reali contenuti», ha dichiarato il ministro, richiamando l’invito alla moderazione espresso dal capo dello Stato Sergio Mattarella.
Nordio ha poi aggiunto che episodi come quello avvenuto durante la manifestazione non cambieranno il suo atteggiamento politico: «Questi eccessi aggressivi, lungi dall’intimorirmi, mi sollecitano a proseguire con sempre maggiore determinazione e vigore, nel pieno rispetto di chi la pensa diversamente da noi».
Un clima politico sempre più teso
L’episodio romano diventa così l’ennesimo segnale di un confronto politico sempre più polarizzato. Da un lato la protesta di piazza che contesta referendum e governo; dall’altro la denuncia della maggioranza, che parla apertamente di odio politico.
Sul fondo resta l’appello del Quirinale a riportare il confronto sui contenuti e sui toni del dibattito democratico. Un invito alla responsabilità che, nelle prossime settimane, dovrà misurarsi con una campagna politica destinata a entrare nel vivo.
