6 Ottobre 2026, martedì
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Bimba nata con l’Hiv, genitori a processo a Bologna: «Abbiamo sottovalutato il rischio, non volevamo farle del male»

La piccola, oggi affidata a una casa famiglia, fu ricoverata in condizioni gravissime nel 2023. L’accusa contesta ai genitori maltrattamenti aggravati per aver nascosto la sieropositività della madre e ostacolato le cure. La difesa replica: «Nessuna volontà di nuocere, dimostreremo la verità».

Una storia complessa, fatta di omissioni, sospetti e accuse pesanti, che ora approda nelle aule di tribunale. A Bologna si è aperto il processo a carico dei genitori di una bambina nata con il virus dell’Hiv e ricoverata per mesi in terapia intensiva dopo essere arrivata in ospedale in condizioni gravissime.

L’imputazione è severa: maltrattamenti aggravati nei confronti della figlia. Secondo la ricostruzione dell’accusa, la madre — con il consenso del marito — avrebbe taciuto la propria sieropositività durante la gravidanza, evitando di informare i medici e omettendo i controlli necessari per verificare se il virus fosse stato trasmesso alla bambina.

I genitori respingono però con forza questa versione. «Siamo colpevoli di aver sottovalutato il rischio, questo sì — dichiarano attraverso il loro legale — ma non di tutto il resto. Nostro figlia è sempre stata seguita e curata».

La linea della difesa: «Molte falsità»

A sostenere la loro posizione è l’avvocato Pasqualino Miraglia, che contesta l’impianto accusatorio.

«Ci sono molte falsità — afferma il legale —. L’accusa di maltrattamenti presuppone il dolo, cioè la volontà di provocare una lesione o un danno. In questo caso non esiste alcuna intenzione di nuocere».

L’uomo è italiano, la donna di origine colombiana. Per la difesa, la vicenda sarebbe il frutto di una serie di incomprensioni e interpretazioni errate di comportamenti che non avrebbero mai avuto carattere persecutorio o lesivo.

Anche l’episodio che l’accusa cita come prova di ostacolo alle cure — quando il padre avrebbe ingerito farmaci destinati alla figlia — viene ridimensionato. «Il papà prese uno sciroppo davanti alla bambina per convincerla a prenderlo, dimostrando che non era cattivo — spiega Miraglia —. Tutto qui».

La strategia difensiva sarà supportata da una lista di circa venti testimoni. «Dimostreremo come stanno davvero le cose», assicura l’avvocato.

Il caso emerso nel 2023

La vicenda è venuta alla luce nell’estate del 2023 grazie all’intuizione di una pediatra.

La coppia si era rivolta a uno studio medico nel luglio di quell’anno perché la bambina soffriva da settimane di febbre e tosse persistenti. La dottoressa — una sostituta del pediatra titolare — si accorse subito di alcune anomalie nella storia sanitaria della piccola.

La bambina, nata in Spagna nel 2017, risultava iscritta al pediatra italiano solo dal novembre 2022 e, secondo quanto emerso, non era mai stata visitata. Le condizioni cliniche apparivano preoccupanti: difficoltà nel camminare, segni evidenti di denutrizione, dentatura compromessa, parametri di crescita molto bassi e l’uso ancora del pannolino.

La pediatra consigliò un ricovero immediato. Di fronte alla presunta resistenza dei genitori, li avvertì che avrebbe informato i carabinieri. Poco dopo partì la segnalazione alle forze dell’ordine e alla Procura.

La diagnosi all’ospedale Maggiore

La bambina fu trasferita d’urgenza all’ospedale Maggiore di Bologna, dove gli accertamenti portarono alla diagnosi: infezione da virus Hiv in stato avanzato.

Secondo l’accusa, anche dopo il ricovero i genitori avrebbero continuato a omettere informazioni decisive, tra cui la sieropositività della madre. Solo successivamente avrebbero ammesso che la nascita era avvenuta fuori da una struttura sanitaria, scelta — sempre secondo l’ipotesi investigativa — motivata dal desiderio di evitare controlli e vaccinazioni.

La replica: «Non siamo no vax»

La difesa contesta radicalmente questa ricostruzione.

«La madre andò a partorire in Spagna perché lì vive parte della sua famiglia, non per sfuggire ai protocolli sanitari italiani», chiarisce Miraglia. «I genitori non sono no vax e non c’è alcuna motivazione ideologica».

Secondo l’avvocato, la bambina avrebbe comunque ricevuto controlli e cure dopo la nascita, sia in Spagna sia in Italia. «Abbiamo certificazioni che lo dimostrano».

Un punto centrale riguarda la condizione della madre. La donna, spiega la difesa, scoprì di essere sieropositiva nel 2016 e seguì una terapia con farmaci antiretrovirali. «Pensava che la situazione fosse sotto controllo», precisa il legale.

La situazione oggi

Oggi la bambina frequenta una scuola in provincia di Bologna e vive in una casa famiglia insieme alla madre, in attesa che la giustizia chiarisca le responsabilità.

Il processo dovrà stabilire se la condotta dei genitori sia stata il frutto di negligenza e sottovalutazione — come sostiene la difesa — oppure di scelte consapevoli e gravemente dannose per la salute della figlia, come ritiene la Procura.

Nel frattempo resta il dramma di una vicenda che intreccia fragilità familiari, sanità e diritto, e che pone al centro una domanda destinata a pesare nel giudizio finale: se quella bambina sia stata vittima di una deliberata omissione o di un tragico errore di valutazione.

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