La permanenza di Giusi Bartolozzi a capo di gabinetto del ministero della Giustizia diventa, nelle parole di Sandro Ruotolo, un test politico per l’esecutivo. Se non arriveranno dimissioni o una presa di distanza chiara, sostiene l’esponente del Partito democratico, il messaggio che ne deriverebbe sarebbe tutt’altro che neutrale: l’idea che una parte della maggioranza punti a utilizzare il referendum sulla separazione delle carriere per ridimensionare l’autonomia della magistratura.
In una nota diffusa nelle ultime ore, Ruotolo – componente della segreteria nazionale del PD ed europarlamentare – affonda il colpo: delle due l’una, dice, o il governo condivide le parole attribuite alla potente funzionaria di via Arenula e sceglie di ignorare il caso, oppure non è neppure in grado di ottenerne l’uscita di scena. In entrambi i casi, osserva, il segnale politico sarebbe pesante.
L’argomento si inserisce nel clima già teso che accompagna il dibattito sul referendum relativo alla separazione delle carriere dei magistrati, tema da tempo al centro del confronto tra maggioranza e opposizioni. Secondo Ruotolo, il rischio è che la consultazione venga utilizzata come leva per ridurre l’indipendenza della magistratura e rafforzare l’influenza della politica sul sistema giudiziario. Una prospettiva che, a suo giudizio, metterebbe in discussione uno dei pilastri dello Stato di diritto.
Ma la critica dell’esponente democratico non si ferma alla giustizia. Ruotolo allarga infatti il fronte dell’attacco anche alla politica economica dell’esecutivo, chiamando in causa la questione delle accise sui carburanti. Promesse di riduzione o cancellazione che, ricorda, erano state annunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ma che, finora, non si sono tradotte in decisioni concrete.
Il Consiglio dei ministri, osserva l’europarlamentare, non ha assunto provvedimenti in merito mentre il prezzo dei carburanti continua a salire. Una dinamica che – sottolinea – finisce per scaricare il peso su famiglie e imprese. Per Ruotolo non si tratta soltanto di inefficienza amministrativa: dietro i rinvii, sostiene, ci sarebbe una precisa scelta politica, quella di alimentare il conflitto istituzionale e mantenere alta la tensione nel dibattito pubblico.
Una strategia che, secondo il dirigente del PD, rischia di distogliere l’attenzione dai problemi concreti del Paese. “Attaccare la magistratura significa indebolire lo Stato di diritto”, afferma, mentre le promesse non mantenute sulle accise rappresenterebbero, a suo avviso, un tradimento della fiducia dei cittadini. A questo si aggiunge, nel ragionamento dell’esponente democratico, il tema della credibilità internazionale dell’Italia: ignorare il diritto internazionale, avverte, potrebbe portare il Paese verso un progressivo isolamento.
Da qui la posizione netta del Partito democratico sul referendum: un “no convinto” alla separazione delle carriere dei magistrati, che per Ruotolo rappresenta una linea di difesa dell’equilibrio tra i poteri dello Stato. Una battaglia che si annuncia centrale nel confronto politico dei prossimi mesi, in un contesto in cui il rapporto tra politica e magistratura torna ancora una volta al centro della scena pubblica italiana.
