17 Ottobre 2026, sabato
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Marina Berlusconi prepara il dopo: il progetto di un Grande Centro. Il piano B.

Tra strategie editoriali, equilibrio internazionale e malumori verso la leadership azzurra, i segnali della presidente di Fininvest indicano una possibile ridefinizione del ruolo di Forza Italia nel panorama politico.

A cura di Gilberto Borzini

LA RIFLESSIONE

Marina Berlusconi non ha mai nascosto una sensibilità su temi sociali spesso collocati nell’area progressista. Negli ultimi mesi, però, le sue parole hanno assunto un significato politico più preciso: da un lato la necessità di rinnovare la classe dirigente di Forza Italia, dall’altro l’esigenza — per le aziende che guida — di non essere trascinate dentro una destra percepita come sempre più radicale.

Il punto è che Forza Italia non è mai stata un partito come gli altri. Fin dalla nascita è stata un partito-azienda, sostenuto da un sistema imprenditoriale familiare che ne ha accompagnato sviluppo e sopravvivenza. Un intreccio tra politica, media ed economia che oggi continua a condizionare ogni scelta strategica.

Quel sistema vive di audience televisiva, di contratti pubblicitari, di produzioni cinematografiche e televisive, oltre che di un vasto universo editoriale. Sotto il grande ombrello Mondadori si muove infatti un mosaico di iniziative editoriali e territoriali che intercettano pubblici diversi, spesso lontani dalle rigidità delle appartenenze politiche.

In questo scenario una marcata identificazione ideologica rischierebbe di trasformarsi in un problema industriale prima ancora che politico. Un marchio percepito come troppo schierato può allontanare una parte consistente del pubblico e ridurre l’attrattività commerciale dell’intero sistema.

Anche alcune scelte televisive sembrano andare in questa direzione. L’arrivo nei palinsesti di volti considerati vicini all’area progressista — da Bianca Berlinguer a Tommaso Labate — all’interno di una rete storicamente associata alla destra, come la Rete 4 dell’epoca di Emilio Fede, rappresenta un segnale tutt’altro che casuale. Più che un semplice riequilibrio editoriale, appare come l’inizio di una ridefinizione dell’identità complessiva del gruppo.

La dimensione internazionale delle attività industriali rafforza questa necessità. Le produzioni e le coproduzioni di film, serie televisive e docufilm si sviluppano sempre più spesso attraverso partnership con aziende di paesi diversi — dalla Spagna alla Turchia — inserite in contesti politici molto differenti. Un mercato globale che impone equilibrio, pragmatismo e soprattutto una postura centrista, capace di dialogare con governi e interlocutori di orientamenti opposti.

È qui che la strategia industriale sembra incrociare quella politica. L’idea che prende forma nei retroscena è quella di un Grande Centro, capace di smarcarsi progressivamente dall’impostazione dell’attuale governo guidato da Giorgia Meloni e di occupare lo spazio politico rimasto scoperto tra destra sovranista e sinistra progressista.

Uno spazio vasto, potenzialmente fertile: una parte dell’elettorato moderato proveniente dall’antica Margherita confluita nel Partito Democratico, ma anche l’area centrista frammentata tra Azione e Italia Viva. Un bacino politico che finora nessuno è riuscito davvero a organizzare.

Marina Berlusconi, da navigata capitana d’industria, sa bene che ogni trasformazione ha bisogno del momento giusto. Il timing, nel mondo delle imprese come in quello della politica, è tutto. Per questo, almeno per ora, i segnali restano misurati: dichiarazioni calibrate, piccoli spostamenti editoriali, esperimenti che permettono di testare reazioni e resistenze.

Ma la sensazione, nei corridoi del potere economico e politico, è che la fase di osservazione non durerà in eterno. Anche perché la pazienza della famiglia Berlusconi verso la gestione politica di Forza Italia sembra sempre più sottile. Le incertezze di Antonio Tajani e le uscite spesso muscolari di Maurizio Gasparri alimentano la percezione di un partito che fatica a trovare una direzione.

Se e quando la famiglia decidesse di intervenire davvero, la scossa potrebbe essere profonda. Non solo per Forza Italia, ma per l’intero equilibrio del sistema politico italiano. Perché dietro il silenzio prudente di Marina Berlusconi potrebbe già muoversi un progetto destinato a ridisegnare gli equilibri del centro della politica nazionale.

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