A cura di Gilberto Borzini
LA RIFLESSIONE
Ci sta pure che abbia un po’ di paura, visti i precedenti.
Aldo Moro voleva portare il PCI al governo e venne prima rapito e poi trucidato (e Kissinger lo aveva anche avvertito).
Bettino Craxi, a Sigonella, schierò i carabinieri italiani attorno ai marines statunitensi per difendere il diritto internazionale e gli accordi intervenuti durante il sequestro della nave Achille Lauro, e sappiamo che fine ha fatto.
In Italia, le voci di dissenso politico rispetto agli Stati Uniti rischiano spesso di fare una fine grama. Al netto di sorrisi, pacche sulle spalle e strette di mano, la realtà manifesta talvolta una sudditanza servile persino imbarazzante.
Eppure Giorgia Meloni era una che non le mandava a dire. Dai banchi dell’opposizione tuonava contro le politiche della speculazione capitalista, contro le aggressioni imperialiste, contro le bombe gettate come caramelle su Serbia, Libia, Kuwait e Iraq per addomesticare i ribelli alle logiche del Dollaro Sovrano.
Sembrava quasi incarnare, allora, una destra sociale: quella che rivendicava una distribuzione del reddito più equa, servizi pubblici più forti ed efficienti, una tutela più concreta dei cittadini.
Sembrava la difesa della produzione italiana, dell’industria nazionale, dell’artigianato.
Ma tutti quegli elementi — promesse, premesse, parole d’ordine — si sono progressivamente dissolti una volta arrivata al governo, in una sorta di omaggio alla realpolitik che rischia di trasformarsi anche in un oltraggio verso l’elettore che le aveva dato fiducia.
Un capitolo a parte, però, merita proprio quell’elettore.
Un elettore che, malgrado l’evidente difficoltà dell’azione governativa — tra servizi pubblici in affanno, sanità allo sbando, istruzione sempre più incerta, perdita di capacità produttiva e industriale, costi energetici soffocanti, timori per un’agricoltura esposta al Mercosur, salari inadeguati e sostegni pubblici ridotti — continua comunque a manifestare consenso.
È un elettore aggrappato alla speranza. Convinto, forse, che l’attuale governo sia comunque meno peggio di una possibile alternativa.
In Italia, del resto, vige da sempre il motto: “viva la Francia, viva la Spagna purché se magna!”. Finché la sussistenza tiene, finché una pizza alla settimana ce la possiamo ancora permettere, l’elettore medio tende a pensare che sia meglio proseguire sulla strada intrapresa piuttosto che tentare nuove avventure.
All’orizzonte, però, si profilano nuovi psicodrammi: un conflitto mediorientale che minaccia di allargarsi, l’avanzata dell’intelligenza artificiale pronta a falcidiare posti di lavoro, prezzi dell’energia alle stelle, tassi bancari in crescita verticale.
Con conseguenze che colpiranno proprio quella classe media che oggi sostiene l’attuale esecutivo.
E allora, quando l’elettore medio si troverà a fare i conti con la perdita delle sue ultime certezze e con difficoltà sempre più concrete, non gli resterà che chiedersi se quel consenso, mai davvero rimesso in discussione, non abbia finito per contribuire alla realizzazione dei drammi che oggi lo travolgono.
