Nel cuore delle celebrazioni per la Giornata Internazionale della Donna, dal Palazzo del Palazzo del Quirinale arriva un richiamo netto e al tempo stesso carico di memoria storica: l’Italia ha compiuto passi importanti nel cammino verso la parità di genere, ma il traguardo non è stato ancora raggiunto.
A sottolinearlo è stato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha invitato il Paese a riconoscere fino in fondo il valore del contributo femminile alla vita della Repubblica. Un rapporto fatto di reciprocità, ma ancora squilibrato.
“La Repubblica ha dato molto alle donne. Le donne hanno dato molto alla Repubblica. E l’equilibrio non è ancora alla pari”, ha affermato il Capo dello Stato, ricordando come per decenni talenti, competenze e capacità femminili siano rimasti ai margini della società, delle istituzioni e del mercato del lavoro.
La rivoluzione del voto del 1946
Nel suo intervento Mattarella ha voluto collocare il tema della parità dentro una prospettiva storica più ampia. Punto di svolta simbolico e politico fu il 1946, quando le italiane ottennero il diritto di voto.
Una conquista che il Presidente ha definito senza esitazioni “un’autentica rivoluzione”: la fine di una lunga stagione di esclusione civile e politica e l’avvio di una nuova fase della vita nazionale, nella quale responsabilità, opportunità e diritti avrebbero dovuto valere allo stesso modo per donne e uomini.
Quel passaggio coincise con una fase cruciale della storia italiana: il Paese usciva dalla guerra e si avviava a costruire le proprie istituzioni democratiche. Anche in quel momento, ha ricordato Mattarella, il contributo femminile fu decisivo.
Dai sacrifici sopportati durante il conflitto alla partecipazione attiva alla Resistenza e alla ricostruzione, le donne hanno rappresentato una componente fondamentale della rinascita democratica che culminò nel referendum istituzionale del 1946 e nella nascita della Repubblica.
Un percorso ancora incompiuto
Eppure, ha osservato il Presidente, la piena parità resta un obiettivo ancora da completare.
Il nodo non riguarda soltanto le figure di eccellenza – scienziate, dirigenti, leader istituzionali – ma la condizione quotidiana di milioni di donne: lavoratrici, professioniste, madri, cittadine che spesso continuano a incontrare ostacoli nel riconoscimento delle proprie competenze e nel pieno accesso alle opportunità.
In questo senso, Mattarella ha indicato un criterio culturale decisivo per misurare il reale superamento delle disuguaglianze. Il percorso verso l’uguaglianza potrà dirsi concluso solo quando alle donne non verrà più implicitamente richiesto di conformarsi a modelli di comportamento costruiti su parametri maschili per ottenere credibilità o autorevolezza.
Una perdita per l’intera società
Finché questa dinamica persisterà, ha avvertito il Capo dello Stato, non sarà solo un problema di giustizia sociale o di diritti civili.
Sarà, piuttosto, una perdita collettiva. Un impoverimento di energie, di valori e di opportunità che riguarda l’intero sistema Paese.
Liberare pienamente il talento femminile, riconoscerne l’autonomia e valorizzarne le specificità non significa dunque soltanto correggere una storica ingiustizia: vuol dire rafforzare la qualità della democrazia e ampliare le prospettive di sviluppo della società italiana.
Il messaggio che arriva dal Quirinale, nel giorno simbolo delle rivendicazioni femminili, è dunque insieme memoria e impegno: ricordare la strada percorsa e accelerare quella ancora da fare, affinché la promessa di pari diritti e pari dignità diventi finalmente realtà quotidiana.
