27 Luglio 2026, lunedì
HomeMondoPolitica nel MondoIl Golfo nel mirino: droni iraniani sul Bahrein, 32 feriti. Il petrolio...

Il Golfo nel mirino: droni iraniani sul Bahrein, 32 feriti. Il petrolio schizza del 23%

Decimo giorno di guerra in Medio Oriente e primo dopo l’ascesa di Mojtaba Khamenei alla guida dell’Iran. Missili su Emirati e Qatar, gli Usa evacuano l’ambasciata a Riad. Il presidente Trump difende il rialzo del greggio: «Un piccolo prezzo per la sicurezza».

Il conflitto in Medio Oriente entra nel suo decimo giorno con un salto di intensità che allarga ulteriormente il teatro dello scontro ben oltre l’asse diretto tra Israele e Iran. Nella notte, una nuova ondata di droni iraniani ha colpito infrastrutture energetiche in Bahrein provocando almeno 32 feriti e alimentando il timore di una destabilizzazione dell’intero sistema energetico del Golfo.

Gli attacchi, condotti con velivoli senza pilota della famiglia Shahed, sono stati rivendicati come ritorsione per i bombardamenti israeliani del fine settimana contro depositi petroliferi iraniani. Le esplosioni hanno interessato aree industriali legate alla raffinazione e alla logistica energetica, con incendi e danni significativi.

Il contraccolpo sui mercati non si è fatto attendere. Nelle prime ore di lunedì il Brent, principale riferimento internazionale del prezzo del petrolio, ha registrato un balzo superiore al 23 per cento, uno degli aumenti più bruschi degli ultimi anni. Anche il gas naturale ha raggiunto livelli record, segno di una crescente apprensione per la sicurezza delle rotte energetiche del Golfo.

Il primo giorno dell’era Khamenei junior

L’escalation arriva nel primo giorno pieno dopo l’elezione della nuova Guida suprema della Repubblica islamica. A succedere all’ayatollah ucciso nelle prime ore dell’offensiva israeliana su Teheran è stato Mojtaba Khamenei, suo figlio, indicato in tempi rapidissimi come nuovo vertice politico e religioso del Paese.

La successione segna un passaggio cruciale per l’assetto del potere iraniano proprio mentre la Repubblica islamica è impegnata in uno scontro militare diretto con Israele e con una crescente pressione internazionale.

Missili sul Golfo

Parallelamente agli attacchi sul Bahrein, nelle ultime ore sono proseguiti i lanci di missili e droni verso diversi Paesi della regione. I sistemi di difesa aerea sono entrati in funzione negli Emirati Arabi Uniti e in Qatar, dove le autorità hanno segnalato intercettazioni di vettori diretti verso infrastrutture strategiche.

Il timore condiviso dalle cancellerie occidentali è che il conflitto possa rapidamente trasformarsi in una guerra regionale capace di coinvolgere i principali nodi energetici del pianeta.

Gli Stati Uniti evacuano Riad

Il deterioramento della situazione di sicurezza ha spinto gli Stati Uniti ad avviare l’evacuazione dell’ambasciata a Riad. Secondo fonti diplomatiche, il personale non essenziale è stato trasferito mentre sono state rafforzate le misure di protezione per le sedi americane nell’area.

Washington resta uno dei protagonisti della crisi, sostenendo militarmente e politicamente Israele e cercando allo stesso tempo di evitare un ulteriore allargamento del conflitto.

Raid israeliani anche in Libano

Nel frattempo lo scontro sembra estendersi anche sul fronte libanese. Secondo media locali, nella notte l’esercito israeliano avrebbe condotto un’operazione di terra nell’est del Paese dei cedri. L’azione, se confermata, segnerebbe un nuovo livello di coinvolgimento del Libano nello scenario di guerra regionale.

Trump: «Prezzo basso per la pace»

Il forte rialzo del petrolio ha riacceso il dibattito politico internazionale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è intervenuto direttamente sulla questione difendendo l’impatto economico della guerra.

In un messaggio pubblicato sulla piattaforma Truth, il capo della Casa Bianca ha scritto:

«I prezzi del petrolio a breve termine, che scenderanno rapidamente quando la distruzione della minaccia nucleare iraniana sarà terminata, rappresentano un prezzo molto basso da pagare per la sicurezza e la pace degli Stati Uniti e del mondo. Solo gli sciocchi penserebbero diversamente».

In un’intervista al Times of Israel, Trump ha inoltre affermato che la decisione su quando porre fine alla guerra dovrà essere «condivisa» con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

«L’Iran avrebbe distrutto Israele e tutto quello che c’era intorno», ha dichiarato. «Abbiamo lavorato insieme e abbiamo distrutto un Paese che voleva distruggere Israele».

Lo spettro di uno shock energetico

Gli attacchi contro infrastrutture petrolifere e la crescente instabilità del Golfo stanno alimentando il timore di uno shock energetico globale. Le rotte marittime da cui transita una quota significativa del petrolio mondiale restano sotto osservazione, mentre i mercati reagiscono con forte volatilità.

Il punto interrogativo, ora, riguarda la capacità della comunità internazionale di contenere l’escalation. Se gli attacchi alle infrastrutture energetiche dovessero continuare, il conflitto rischia di trasformarsi rapidamente da crisi regionale a emergenza economica globale.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti