Diciannove chili e mezzo di cera d’api proveniente dal Perù, all’apparenza un carico innocuo. In realtà, un sofisticato espediente per introdurre in Italia cocaina purissima, occultata e “contaminata” nella massa cerosa per eludere i controlli. È così che un canale internazionale di traffico di droga è stato smantellato tra Lombardia e Piemonte al termine di un’operazione congiunta coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Busto Arsizio.
Sei le persone fermate — quattro italiani e due cittadini peruviani — accusate a vario titolo di importazione e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso. L’inchiesta, ancora in corso, ha rivelato una filiera organizzata capace di dialogare direttamente con cartelli sudamericani, sfruttando metodi di occultamento sempre più raffinati.
La soffiata da Roma e il pacco intercettato a Linate
L’indagine prende avvio da una segnalazione della Direzione Centrale per i Servizi Antidroga, che aveva intercettato informazioni sull’imminente arrivo in Italia di un plico sospetto dal Perù. Il destinatario finale? Un gruppo già finito sotto osservazione nell’ambito di un’inchiesta parallela sul cosiddetto “spaccio boschivo” nelle aree verdi del Varesotto.
Il 16 febbraio scorso il pacco viene intercettato all’aeroporto di Aeroporto di Milano Linate dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Varese. Scatta il “ritardato sequestro”: la spedizione prosegue sotto controllo per consentire agli investigatori di risalire all’intera rete. Le analisi scientifiche confermano i sospetti: nella cera d’api sono presenti tracce significative di cocaina, mescolata e inglobata nel composto per renderne più difficile l’individuazione.
La consegna controllata e il passo falso nel bosco
Parte quindi una delicata operazione di “consegna controllata”. Il plico viene recapitato ai destinatari a Gattinara, nel Vercellese, mentre Carabinieri e Polizia di Stato monitorano ogni movimento. Per nove giorni il carico resta in un’abitazione di Prato Sesia, fino al tentativo di spostarlo in un nascondiglio di fortuna: un boschetto poco distante dal centro abitato.
È il passo falso. Le forze dell’ordine circondano l’area e bloccano tre uomini mentre si avvicinano allo stupefacente. Un quarto viene fermato poco dopo nella sua abitazione.
La raffineria domestica e l’arsenale
La perquisizione dell’appartamento rivela un quadro inquietante: una vera e propria raffineria rudimentale. Sostanze chimiche, polveri, strumenti per la lavorazione e la separazione della droga dalla cera. Oltre al carico originario, vengono sequestrati 400 grammi di cocaina, 200 grammi di ketamina, 190 grammi di hashish e oltre un chilo di marijuana. Rinvenute anche munizioni da caccia di vario calibro e una carabina ad aria compressa.
Elementi che delineano non solo un’attività di importazione, ma una struttura capace di trasformare e redistribuire la sostanza sul territorio, sia al dettaglio sia all’ingrosso.
La fuga verso Orio al Serio e l’arresto in autostrada
L’operazione non si chiude con i primi quattro fermi. Il giorno successivo, due cittadini peruviani, ritenuti correi, tentano la fuga. Dopo aver appreso del blitz, si dirigono verso l’aeroporto di Aeroporto di Bergamo-Orio al Serio per imbarcarsi su un volo diretto in Perù.
La loro corsa termina sull’autostrada A26, nei pressi del casello di Romagnano Sesia, dove vengono intercettati e bloccati dalla Polizia di Stato.
Un traffico “ibrido” tra Sudamerica e Nord Italia
L’inchiesta, coordinata dalla Procura bustocca e supportata sul piano internazionale dalla Direzione Centrale Antidroga, punta ora a ricostruire l’intera rete di contatti tra Italia e Perù. Gli investigatori ritengono che il gruppo fosse in grado di interfacciarsi direttamente con fornitori sudamericani, organizzando spedizioni studiate per aggirare i controlli doganali attraverso tecniche di contaminazione chimica.
Un metodo “ibrido”, che mescola logistica tradizionale e lavorazioni artigianali sul territorio nazionale, trasformando abitazioni private in laboratori clandestini.
I sei fermati sono stati trasferiti nelle case circondariali di Novara e Busto Arsizio, a disposizione dell’autorità giudiziaria. Le indagini proseguono per verificare eventuali ulteriori diramazioni del canale e accertare il coinvolgimento di altri soggetti.
Ancora una volta, la rotta del narcotraffico si conferma mutevole e creativa. Ma anche la risposta investigativa, fondata sulla sinergia tra forze di polizia e cooperazione internazionale, dimostra di saper intercettare e spezzare filiere che, sotto la superficie di carichi apparentemente innocui, celano mercati milionari e reti criminali transnazionali.
