Un’infrastruttura pubblica per l’Intelligenza artificiale sul modello del CERN, un’iniziativa diplomatica per fermare la spirale militare in Medio Oriente e una strategia economica capace di andare oltre la spinta del PNRR. Nelle prese di posizione della segreteria nazionale del Partito democratico si intrecciano tre piani – tecnologico, geopolitico e finanziario – che convergono in una stessa diagnosi: l’Europa deve rafforzare la propria autonomia e l’Italia ritrovare una direzione di marcia.
Un “CERN dell’IA” per la sovranità tecnologica europea
L’idea è ambiziosa: creare un centro europeo per l’Intelligenza artificiale che replichi, nell’ambito delle tecnologie digitali, il modello cooperativo e pubblico della grande fisica continentale. A rilanciarla è Stefania Bonaldi, responsabile Innovazione del Pd, richiamando la proposta più volte sostenuta dal Nobel per la Fisica Giorgio Parisi.
Per Bonaldi, non si tratta soltanto di un’iniziativa scientifica, ma di una scelta “politica, culturale e civile”. Un’infrastruttura comune europea dell’IA significherebbe affermare che algoritmi, modelli linguistici e grandi dataset non possono restare appannaggio dei monopoli globali, ma devono essere governati come beni pubblici: con regole condivise, trasparenza, interoperabilità e accesso aperto a imprese, istituzioni e cittadini.
Nel Position Paper del Laboratorio di Politiche Tecnologiche del Pd – dedicato alla trasformazione del lavoro nell’era digitale – il partito sottolinea che la produzione tecnologica non è neutrale. Le scelte su come progettare, addestrare e distribuire sistemi di IA hanno ricadute dirette su occupazione, diritti, disuguaglianze e qualità della democrazia. Da qui l’idea di dotare l’Europa di infrastrutture comuni capaci di garantire controllo democratico degli algoritmi e una governance pubblica dei dati.
Un “CERN dell’IA”, nelle parole di Bonaldi, rappresenterebbe dunque la leva per rafforzare la sovranità tecnologica europea, costruendo un modello alternativo a quello delle grandi piattaforme extraeuropee: ricerca aperta, modelli verificabili, dataset pubblici certificati, standard comuni. In gioco non c’è soltanto la competitività industriale, ma la possibilità per l’Europa di orientare lo sviluppo tecnologico al bene comune.
Medio Oriente, l’allarme sull’escalation
Sul piano internazionale, il Pd guarda con crescente preoccupazione all’allargarsi del conflitto in Medio Oriente. Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed europarlamentare, denuncia il rischio di una spirale fuori controllo dopo l’inasprimento delle tensioni tra Washington, Tel Aviv e Teheran.
Nel suo intervento, Ruotolo richiama le responsabilità del presidente statunitense Donald Trump e del premier israeliano Benjamin Netanyahu, accusandoli di alimentare un’escalation contro l’Iran che rischia di destabilizzare l’intera regione. Le sirene d’allarme in Giordania, le fughe dal Libano e gli episodi che coinvolgono Cipro sono, secondo l’esponente dem, segnali di un conflitto che potrebbe estendersi ben oltre i confini attuali.
L’Europa, osserva Ruotolo, appare incerta. E l’Italia – sostiene – non può limitarsi a un allineamento automatico alle scelte di Washington. La richiesta è chiara: cessate il fuoco immediato e ritorno alla diplomazia, per evitare un conflitto regionale su larga scala che avrebbe conseguenze umanitarie e strategiche incalcolabili.
I conti pubblici e l’attacco al governo sui dati Istat
Sul fronte interno, l’affondo arriva dai numeri diffusi dall’Istat. Antonio Misiani, responsabile Economia del Pd, parla di “risultati assolutamente insoddisfacenti” per la politica economica del governo.
Secondo i dati citati, nel 2025 il Pil sarebbe cresciuto dello 0,5%, un ritmo che Misiani definisce da “semi stagnazione”, inferiore alla media europea e sostenuto in larga misura dagli investimenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Senza la spinta del PNRR, sostiene, l’Italia avrebbe rischiato la recessione.
Preoccupano anche i conti pubblici: deficit al 3,1% del Pil – sopra la soglia di Maastricht – e debito al 137,1%, con una pressione fiscale salita al 43,1%, il livello più alto dal 2014. Un dato che, nelle parole dell’esponente dem, contraddice le promesse di riduzione delle tasse avanzate dall’esecutivo guidato da Giorgia Meloni.
Misiani parla di un quadro “decisamente grigio”: crescita debole, tasse ai massimi da oltre un decennio, deficit ancora sopra il 3% e debito in aumento. L’accusa è quella di un governo che “vive di rendita sul PNRR” e non dispone di una strategia strutturale di sviluppo, proprio mentre il contesto internazionale resta instabile.
Un filo rosso: autonomia e visione
Dalla governance dell’Intelligenza artificiale alla crisi mediorientale, fino alla tenuta dei conti pubblici, il Pd prova a costruire un filo rosso: rafforzare la capacità dell’Europa e dell’Italia di decidere il proprio destino. Sovranità tecnologica, autonomia diplomatica, solidità economica.
La sfida, sostengono i dirigenti dem, è evitare che l’Europa subisca le trasformazioni globali – tecnologiche o geopolitiche – e che l’Italia resti intrappolata in una crescita fragile. In gioco non c’è solo la contingenza politica, ma il modello di sviluppo e di democrazia che il Paese intende perseguire nei prossimi anni.
