3 Ottobre 2026, sabato
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Provenzano (Pd): “No alla guerra in Iran, l’Italia ricordi l’articolo 11 della Costituzione”

Il responsabile Esteri dem attacca la linea di Israele e Stati Uniti: “Attacchi unilaterali mentre erano in corso i negoziati. Trump segue Netanyahu. Il governo Meloni non offra alcun sostegno politico”

Un monito al governo italiano e, insieme, una critica frontale alla strategia militare di Israele e Stati Uniti. È una presa di posizione netta quella di Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Partito Democratico, che interviene sugli attacchi su larga scala contro l’Iran mentre – sottolinea – erano ancora in corso negoziati diplomatici.

Secondo l’esponente dem, l’iniziativa militare rappresenta uno strappo grave al diritto internazionale e rischia di trascinare l’intera regione in una spirale di destabilizzazione dagli esiti imprevedibili. “Un conflitto con conseguenze incalcolabili”, avverte, richiamando due dossier particolarmente sensibili per l’Italia: la fragile tregua a Gaza e la sicurezza dei contingenti militari italiani impegnati in missioni di pace nell’area mediorientale.

La condanna del regime e il sostegno al popolo iraniano

Provenzano ribadisce una distinzione che il Pd rivendica da tempo: la condanna senza ambiguità del regime di Teheran e, allo stesso tempo, la solidarietà al popolo iraniano. Il governo iraniano viene definito “putrido”, responsabile di repressioni interne e ora di nuove rappresaglie. Ma, sostiene il dirigente dem, proprio per questo la risposta non può essere affidata alle bombe.

Il Partito Democratico – ricorda – ha chiesto all’Unione europea un inasprimento delle sanzioni e un aumento della pressione diplomatica internazionale. Strumenti politici ed economici, non militari. Per Provenzano l’obiettivo condiviso di impedire lo sviluppo del programma nucleare iraniano non può essere perseguito con azioni unilaterali che rischiano di incendiare ulteriormente il quadrante mediorientale, bensì attraverso negoziati e iniziative multilaterali.

L’affondo su Trump e Netanyahu

Nel mirino dell’esponente dem c’è anche la linea dell’amministrazione americana. Provenzano contesta apertamente l’idea che la strategia di Donald Trump possa produrre stabilità. La promessa di riportare la pace in tempi rapidi – osserva – si è tradotta, al contrario, in “disordine e instabilità”.

L’attacco all’Iran, prosegue, dimostrerebbe che in Medio Oriente Washington finisce per inseguire le priorità del premier israeliano Benjamin Netanyahu, con il rischio di compromettere gli equilibri regionali e gli stessi interessi strategici europei. Una critica che investe anche l’Europa, chiamata – secondo il Pd – a ritrovare “orgoglio” e autonomia nel rivendicare la centralità della diplomazia.

L’appello al governo Meloni

Il passaggio politicamente più rilevante riguarda Roma. Provenzano richiama direttamente l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni a un principio costituzionale non negoziabile: l’Italia “ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Un riferimento esplicito all’articolo 11 della Costituzione, che per l’opposizione deve tradursi in una linea di prudenza e autonomia.

Il Pd chiede che l’Italia non offra alcun tipo di sostegno – neppure politico – ad azioni unilaterali e sollecita un impegno attivo su tre fronti: la tutela dei connazionali presenti nell’area, la protezione dei militari italiani dispiegati nelle missioni internazionali e un’azione diplomatica intensa in tutte le sedi multilaterali per favorire la de-escalation.

La parola chiave, per i democratici, è una sola: ritorno al negoziato. In un Medio Oriente sempre più instabile, la scelta tra diplomazia e conflitto – avverte Provenzano – non è solo una questione di principio, ma un nodo strategico che riguarda direttamente la sicurezza e l’interesse nazionale italiano.

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