Un dolore acuto alla gamba, poi il buio. «È diventato tutto nero. Non vedevo più nulla». È il frammento di memoria che precede il deragliamento del tram avvenuto venerdì a Milano, nel racconto del conducente sessantenne che per 35 anni ha guidato i mezzi pubblici cittadini senza mai un incidente.
L’uomo, intervistato da La Repubblica poco prima di lasciare l’ospedale, ripercorre quegli istanti come una sequenza interrotta: «Stavo procedendo regolarmente quando ho avvertito un forte dolore alla gamba. Subito dopo mi sono sentito mancare». La coscienza, dice, sarebbe tornata solo all’impatto contro un edificio lungo il percorso. «Non sono riuscito a mantenere il controllo».
Una carriera iniziata nel marzo del 1991, sempre al volante dei mezzi pubblici milanesi. «In tutto questo tempo non avevo mai avuto incidenti», sottolinea, quasi a voler ristabilire una linea di continuità professionale spezzata all’improvviso. Un episodio che descrive come del tutto inedito, mai sperimentato prima, senza segnali premonitori.
Dopo gli accertamenti al Ospedale Niguarda, è stato dimesso con conseguenze fisiche lievi: una contusione alla testa e un vistoso ematoma intorno a un occhio. Ma il peso più gravoso, racconta la moglie Cinzia, è quello che non si vede. «Fisicamente sta abbastanza bene, ma dentro è a pezzi. Non avrebbe mai immaginato che potesse accadere una cosa del genere».
La famiglia parla di un malore improvviso e inspiegabile. «È come se fosse svenuto. Non si è accorto di nulla, non ha capito cosa stesse succedendo. Si è ritrovato contro il muro, con le persone che lo chiamavano e gli chiedevano se stesse bene». In passato, assicurano, non si erano mai verificati episodi analoghi.
Restano ora le indagini per ricostruire nel dettaglio la dinamica del deragliamento e chiarire le cause del malessere. Un passaggio necessario, sia per accertare eventuali responsabilità sia per comprendere se si sia trattato di un evento isolato o del sintomo di una condizione clinica da approfondire.
Intanto, il pensiero del conducente è rivolto alle persone coinvolte. «Sono distrutto. Penso a loro continuamente. Mi dispiace tantissimo». Parole che restituiscono la dimensione più intima della vicenda: quella di un uomo che in pochi secondi ha visto incrinarsi una storia professionale costruita in oltre tre decenni di servizio, e che ora attende risposte insieme alla città.
