2 Ottobre 2026, venerdì
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Sanremo 2026 incorona Sal Da Vinci: lacrime, pace e memoria nella notte dell’Ariston

Con “Per sempre sì” il cantattore napoletano conquista il Festival. Secondo Sayf, terza Ditonellapiaga. Dall’appello alla pace di Carlo Conti all’omaggio di Bocelli, fino al messaggio di Gino Cecchettin: una finale che mescola spettacolo e coscienza civile

La notte che consacra Sal Da Vinci al trono dell’Festival di Sanremo ha il volto bagnato di lacrime e la voce rotta dall’emozione. Sono da poco passate le due quando il Teatro Ariston esplode: “Per sempre sì” è la canzone vincitrice. L’artista partenopeo, dopo una carriera costruita tra musica, cinema e palcoscenico, resta immobile per un istante, poi si lascia andare: «Grazie veramente di cuore a tutti, non capisco niente. Condivido il premio con la mia famiglia che mi ha aiutato a superare ogni momento e lo voglio dedicare alla mia città, Napoli».

Un trionfo che sa di consacrazione popolare per un interprete capace di attraversare generazioni e linguaggi, trasformando un brano sentimentale in un inno collettivo. Alle sue spalle si piazza Sayf con “Tu mi piaci tanto”, terza Ditonellapiaga con “Che fastidio!”. Ai piedi del podio Arisa, quinta la coppia Fedez-Marco Masini. Il premio della critica “Mia Martini” va a Fulminacci, mentre il riconoscimento per il miglior testo “Sergio Bardotti” premia Fedez e Masini.

L’appello alla pace e il Festival che guarda oltre

La finale si apre con parole che spostano il baricentro della serata. Carlo Conti, direttore artistico e conduttore, interrompe la liturgia dello spettacolo per ricordare le contraddizioni del presente: «Festeggiamo la musica italiana, ma non possiamo ignorare quanto sta accadendo nel mondo». L’appello è netto: fermare le guerre che colpiscono soprattutto i bambini. L’Ariston raccoglie l’invito e, quando in serata arrivano aggiornamenti drammatici dall’Iran, dalla platea si alza un coro spontaneo: «Pace, pace, pace».

È il segno di un Festival che non rinuncia all’intrattenimento ma si assume la responsabilità di farsi cassa di risonanza civile.

Frassica show, tra ironia e parrucche

Se la tensione si scioglie, il merito è anche di Nino Frassica, mattatore irresistibile. Torna sul palco con una parrucca “alla Malgioglio” – ciuffo nero e resto bianco – e costruisce un surreale “decalogo del vero conduttore”: essere vivo, avere la fedina penale pulita, possedere amanti segrete, restare dritto con la schiena e soprattutto essere ben introdotto “in politica, in Vaticano e in bocciofila”. Chiusura al vetriolo: il conduttore ideale deve escludere Jalisse e Al Bano. L’Ariston ride, Conti pure.

Madri, lacrime e dichiarazioni d’amore

La finale è anche un catalogo di gesti privati che diventano pubblici. Sayf e Samurai Jay scendono in platea e trascinano le madri a ballare. Serena Brancale indossa l’abito nero in pizzo appartenuto alla madre scomparsa: standing ovation e lacrime, anche quelle della sorella Nicole, direttrice d’orchestra. Raf, durante “Ora e per sempre”, fissa un punto preciso in sala: «C’è mia moglie, ha ispirato la canzone», confessa.

Tra cappelli, imprevisti e Fantasanremo

Non manca il lato ludico. Gli orchestrali indossano il cappello da cowboy di J-Ax con la scritta “Italia starter pack”. Dargen D’Amico canta scalzo, scende in platea e interrompe la performance per aver pestato un liquido zuccherino: «Ho i piedi sporchi ma la coscienza pulita». «L’avessero tutti», replica Conti. Intanto il Fantasanremo incorona e boccia: Chiello chiude a zero punti, in attesa del verdetto del Var su un presunto indumento rosso.

Bocelli a cavallo e i 60 anni dei Pooh

L’Ariston trattiene il fiato quando arriva Andrea Bocelli, in sella a un cavallo bianco. Canta “Il mare calmo della sera”, il brano con cui vinse tra le Nuove Proposte nel 1994, e scherza: «Ora potrei vincere solo nelle Vecchie Proposte». Conti omaggia Pippo Baudo con il filmato d’epoca che lo presentava al debutto. Poi l’immancabile “Con te partirò” e l’ovazione.

Applausi anche per i Pooh, celebrati per i 60 anni di carriera con “Uomini soli”: un ritorno che sa di storia della musica italiana.

Il testimone passa a De Martino

A sorpresa, Conti annuncia il futuro: sarà Stefano De Martino il conduttore e direttore artistico del Festival 2027. Un passaggio di consegne in diretta, con tanto di stretta di mano in platea, che segna una “prima volta” nella tradizione sanremese.

Il silenzio e i nomi sullo schermo

Tra le pagine più intense della serata, l’intervento di Gino Cecchettin, padre di Giulia, uccisa nel 2023 dall’ex fidanzato. «Il dolore puoi subirlo o trasformarlo: io ho scelto la seconda strada», dice. Parla di educazione al rispetto, di gelosia scambiata per amore, di un “no” che è libertà. Alle sue spalle scorrono i nomi di 301 donne uccise dal 2023 a oggi. L’Ariston ascolta in silenzio.

Una vittoria che racconta Napoli

Poi la musica torna protagonista e consegna la coppa a Sal Da Vinci. “Per sempre sì” è già un tormentone, ma soprattutto è la fotografia di un artista che ha saputo attendere il suo momento. La dedica a Napoli chiude il cerchio: Sanremo 2026 incorona un interprete popolare nel senso più nobile del termine, capace di unire platea e memoria, leggerezza e impegno.

È stata una finale lunga, stratificata, a tratti contraddittoria. Ma forse è proprio questa la cifra del Festival: specchio del Paese, dove la canzone convive con la cronaca, la risata con le lacrime. E dove, per una notte, un “sì” cantato diventa promessa collettiva.

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