A cura di Gilberto Borzini
Nei precedenti articoli indicavo come dalla Modernità liquida descritta da Zygmunt Bauman l’Occidente stia transitando verso una nuova forma sociale riconducibile a quella che possiamo definire Società della Cultura Ludica. Una delle sue manifestazioni più evidenti è la cosiddetta fluidità di genere, probabilmente la dinamica più riconoscibile e caratterizzante del cambiamento in atto.
Il mutamento, tuttavia, è strutturale. Non riguarda soltanto le sue manifestazioni esteriori, ma incide in profondità sulle relazioni economiche e sulla stessa architettura del contratto sociale alla base delle aggregazioni umane.
Da Omero ai Simpson
Il principio di indeterminatezza attraversa l’intero orizzonte culturale contemporaneo. È evidente, anzitutto, nella trasformazione della struttura narrativa: dalla forma tradizionale “chiusa” — con un inizio, uno svolgimento e una conclusione — si è passati a una forma “aperta”, tipica delle serie televisive e dei personaggi seriali, che non prevede una fine definitiva ma uno sviluppo potenzialmente perpetuo, capace di assorbire trasformazioni continue.
Da Omero a Umberto Eco la narrazione occidentale è stata prevalentemente chiusa, compiuta, dotata di un impianto etico riconoscibile. Con l’avvento delle serie televisive — basti pensare a fenomeni come I Simpson — la struttura si è fatta aperta e indeterminata, attenuando la dimensione morale tradizionale e privilegiando piuttosto l’identificazione temporanea, talvolta quasi onirica, dello spettatore con personaggi e vicende.
È una forma di impermanenza narrativa che rispecchia e rafforza la precarietà occupazionale e la fluidità relazionale che caratterizzano la società contemporanea.
La vita come serie
Se il romanzo o il film proponevano una struttura autonoma e conclusa, assegnando al pubblico il ruolo di consumatore, il modello seriale trasforma il consumatore in abbonato. Al consumatore si offriva un prodotto compiuto, destinato a esaurirsi nell’atto stesso del consumo; all’abbonato si propone invece un’esperienza continua, fondata sull’attesa e sull’inatteso: ciò che fidelizza non è la conclusione, ma la promessa di sviluppo.
Questo modello narrativo si avvicina maggiormente all’esistenza individuale, dove l’effetto sorpresa è costantemente possibile e, per molti versi, persino auspicabile — soprattutto in una società dai ruoli variabili, modificabili, fluidi.
A differenza della vita reale, tuttavia, la narrazione seriale suggerisce una perennità potenzialmente illimitata: non impone la parola fine, ma alimenta l’idea di una prosecuzione indefinita. Una promessa simbolica di continuità che dialoga con un’altra aspirazione contemporanea: l’ibridazione dell’umano con le tecnologie informatiche, telematiche e robotiche.
Abbonati dinamici, non consumatori statici
La precarietà occupazionale e il nomadismo reso possibile dall’era digitale consolidano la percezione dell’indeterminatezza. Il percorso esistenziale non appare più predeterminato — come nella promessa di stabilità del secondo dopoguerra — ma in continua evoluzione. Ne deriva un modello dinamico che si contrappone alla precedente visione statica dell’individuo, della famiglia, del lavoro e della società.
La mutazione coinvolge ogni ambito commerciale: non si vendono più semplici prodotti, ma stili di vita; non singoli servizi, ma appartenenze valoriali ed esperienziali.
Il cambiamento è evidente nelle dinamiche più caratteristiche del mercato contemporaneo: dalle piattaforme di intrattenimento ai servizi di telefonia, dai servizi bancari alle formule di noleggio a lungo termine nell’automotive, fino alla gestione integrata del tempo libero. L’oggetto della competizione non è più l’acquisto episodico, bensì l’affiliazione stabile: appartenenza, membership, abbonamento permanente.
Monadi digitali
Un ulteriore elemento qualificante è l’atomizzazione della struttura domestica. Nell’arco di mezzo secolo si è passati dalla famiglia patriarcale alla centralità del single, talvolta accompagnato da animali domestici.
Questa atomizzazione comporta una moltiplicazione dei consumi, una revisione del packaging, una riduzione degli spazi abitativi e un’ulteriore declinazione dell’indeterminatezza: il singolo può ridefinire ruoli, identità e modalità di rappresentazione a seconda delle circostanze, senza dover rendere conto a un ambiente relazionale stabile e predeterminato.
Le nuove “monadi digitali” sono favorite dalla remotizzazione del lavoro, che consente forme di nomadismo e disappartenenza un tempo difficilmente praticabili. Si assiste così a una riscoperta di residenzialità periferiche o appartate: borghi, spazi aperti, contesti naturali. Il principio di indeterminatezza rende possibili nuove forme economiche operate a distanza dal centro produttivo, che sia ufficio, laboratorio o industria.
Autorevolezza individuale
Nel settore editoriale, la progressiva perdita di autorevolezza delle testate tradizionali si accompagna alla crescita del peso delle singole firme.
In un ecosistema informativo aperto, alimentato dalle piattaforme social, ogni individuo può costruire, legittimare e fidelizzare il proprio pubblico indipendentemente da appartenenze formali o strutture editoriali consolidate.
È un processo di parcellizzazione e destrutturazione trasversale a ogni settore economico: il micro-produttore può autoprodurre e, se necessario, affidare la distribuzione a piattaforme con maggiore capacità di diffusione. In questa logica si collocano le nuove modalità di produzione e distribuzione audiovisiva: dai format autoprodotti alla realizzazione di opere di ampia diffusione attraverso partnership temporanee tra piccoli marchi.
Creatività e tecnologia
L’innesto dell’intelligenza artificiale nella produzione culturale — dall’editoria alla musica, fino all’intrattenimento visivo — amplifica ulteriormente indeterminatezza e opportunità. L’indeterminatezza risiede nella possibilità di scegliere, anche quotidianamente, cosa produrre: testi, brani musicali, immagini, video o format. Le opportunità si manifestano nella capacità di costruire e mantenere una comunità di riferimento — follower, per usare un termine corrente — capace di generare visualizzazioni, advertising e abbonamenti, sostenendo così economie individuali autonome.
Non entro qui nelle implicazioni giuridiche di tale trasformazione — materia così vasta da richiedere ben più di un singolo contributo — ma è evidente che una parte significativa dell’ordinamento civile e commerciale sarà chiamata a rapidi aggiornamenti.
Benvenuti nella nuova Società Ludica: il tempo dell’indeterminatezza e dell’impermanenza.
