Aveva scelto un metodo tanto estremo quanto pericoloso pur di superare i controlli al rientro in istituto: ingerire un micro telefono cellulare e alcuni ovuli di cocaina, sperando di eludere la vigilanza della polizia penitenziaria. Ma il piano non è andato a buon fine. È accaduto a La Spezia, dove un detenuto, di ritorno da un permesso premio, è stato smascherato prima di riuscire a introdurre in carcere il materiale proibito.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe ingerito tre ovuli contenenti sostanza stupefacente – cocaina – insieme a un micro–telefono cellulare, presumibilmente destinato a comunicazioni illecite all’interno dell’istituto. Un’operazione rischiosa non solo sotto il profilo disciplinare e penale, ma anche sanitario: l’ingestione di involucri contenenti droga può comportare gravi conseguenze in caso di rottura o di ostruzione intestinale.
A insospettire gli agenti sarebbero stati alcuni comportamenti anomali al momento del rientro. Da lì la decisione di procedere con ulteriori verifiche e di disporre l’immediato trasferimento presso l’ospedale cittadino per accertamenti clinici. Gli esami hanno poi confermato i sospetti: il detenuto ha evacuato tre ovuli di cocaina e il dispositivo telefonico ingerito.
“Grazie all’intuito e alla scrupolosità del personale di servizio l’uomo è stato immediatamente sottoposto ad accertamenti sanitari nell’ospedale cittadino dove ha poi evacuato tre ovuli di sostanza stupefacente, cocaina, e un telefono cellulare che aveva ingerito nel tentativo di eludere i controlli”, ha dichiarato Vincenzo Tristaino, segretario nazionale per la Liguria del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria.
L’episodio riaccende i riflettori su un fenomeno in crescita negli istituti penitenziari italiani: l’introduzione clandestina di cellulari e sostanze stupefacenti, spesso attraverso modalità sempre più sofisticate o, come in questo caso, estreme. I telefoni, in particolare, rappresentano uno degli strumenti più ricercati dai detenuti, poiché consentono comunicazioni non tracciate con l’esterno, talvolta funzionali alla prosecuzione di attività illecite.
Fondamentale, ancora una volta, il ruolo del personale di polizia penitenziaria, chiamato a fronteggiare tentativi di aggirare i controlli che mettono a rischio la sicurezza interna degli istituti e l’incolumità degli stessi detenuti. L’episodio spezzino si chiude con il sequestro della droga e del cellulare, ma apre interrogativi più ampi sulla necessità di rafforzare strumenti, tecnologie e organici per contrastare un fenomeno che continua a evolversi.
