Non è stata un’assemblea qualunque quella andata in scena in via Rosellini. La riunione della Lega Serie A, convocata per discutere dossier strategici – dalla possibile acquisizione del Fantacalcio al professionismo arbitrale – si è trasformata in un prolungamento mediatico di Inter-Juventus. E a prendersi la scena è stato il presidente nerazzurro Giuseppe Marotta, intervenuto con toni tutt’altro che concilianti.
Al centro, la direzione arbitrale di Federico La Penna e le polemiche seguite al derby d’Italia. Ma soprattutto la difesa di Alessandro Bastoni, finito nell’occhio del ciclone dopo gli episodi contestati.
“Bastoni patrimonio della Nazionale”
“Bastoni è un patrimonio della Nazionale”, ha esordito Marotta. “Non è mai stato protagonista di fatti clamorosi eppure è stato oggetto di una gogna mediatica che va oltre quanto accaduto. Un fatto deprecabile, certo, ma ordinario e non straordinario”.
Parole calibrate ma nette, che spostano il fuoco dal singolo episodio alla narrazione costruita attorno al difensore nerazzurro. Per il numero uno dell’Inter, la sproporzione tra l’accaduto e il clamore successivo sarebbe il vero nodo della questione.
Sul piano tecnico, Marotta ha ammesso l’errore arbitrale sull’episodio che ha coinvolto Kalulu, ma ha invitato a una lettura più ampia: “L’Inter l’anno scorso, con la stessa classe arbitrale di oggi, ha perso lo scudetto per un punto. A posteriori è stato riconosciuto che il rigore contro la Roma per il contatto su Bisseck era un clamoroso errore. Eppure ci siamo attenuti alla decisione”.
Il riferimento è chiaro: gli errori fanno parte del gioco, ma non possono diventare terreno di delegittimazione sistematica.
L’affondo sulla Juventus
Il passaggio più duro arriva però quando Marotta rievoca un precedente destinato a riaccendere vecchie rivalità. “Per chi parla di simulazioni, ricordo Juventus-Inter 2021, arbitro Calvarese: palese simulazione, come chiarito dagli organi arbitrali, di Juan Cuadrado nel contatto con Perisic. Con quella vittoria la Juve ottenne la qualificazione in Champions e la bellezza di 60-70 milioni di euro. Punto”.
Una frase che pesa, perché lega un episodio arbitrale a una conseguenza economica diretta: l’accesso alla Champions League. In altre parole, il danno – secondo la ricostruzione di Marotta – non sarebbe stato solo sportivo, ma finanziario.
La Juventus non ha replicato ufficialmente. Presente in assemblea come rappresentante del club bianconero, Giorgio Chiellini – oggi dirigente con il ruolo di Director of Football Strategy – ha scelto la linea del silenzio. Nessuna dichiarazione sul derby né sulle parole dell’ex amministratore delegato che lo aveva accompagnato per anni in bianconero.
Il saluto nel tunnel
Marotta ha poi smorzato i toni sul presunto gelo con Chiellini dopo la lite nel tunnel di San Siro: “Certo che ci siamo salutati, è stato un mio giocatore. È un dirigente giovane, inesperto, non mi permetto di dargli consigli. Ci siamo confrontati, sono dinamiche da spogliatoio”.
Una frase che suona insieme affettuosa e pungente. L’esperienza contro la gioventù, il ruolo istituzionale contro l’esordio dirigenziale. Anche questo è derby.
Arbitri e Var, il nodo strutturale
Sul tavolo dell’assemblea non c’erano solo le scorie di Inter-Juve. All’ordine del giorno anche la questione del protocollo Var sul secondo cartellino giallo e l’ipotesi di un confronto periodico tra arbitri, capitani e allenatori. Temi che toccano il cuore del sistema.
L’idea del professionismo arbitrale, ciclicamente evocata, potrebbe tornare d’attualità proprio alla luce delle polemiche recenti. Perché se ogni big match si trascina dietro settimane di veleni, il rischio è che il dibattito tecnico venga sommerso da quello polemico.
Derby infinito
Il derby d’Italia, si sa, non finisce al triplice fischio. Vive nei corridoi, nelle conferenze stampa, nei bilanci economici e nei rapporti di forza dentro la Lega. Le parole di Marotta lo confermano: la partita si gioca anche sul terreno della narrazione.
E mentre la stagione entra nella fase decisiva, resta la sensazione che ogni episodio arbitrale possa diventare un detonatore. Non solo di classifiche, ma di equilibri politici ed economici. Nel calcio moderno, il confine tra campo e palazzo è sempre più sottile.
