13 Febbraio 2026, venerdì
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Maxi frode sul Bonus Facciate: 77 milioni sequestrati. Smantellata rete nazionale, sigilli anche nel Casertano

La Guardia di Finanza di Venezia colpisce un sistema ideato da un ragioniere padovano: 33 persone coinvolte, 23 società sotto sequestro, immobili e conti bloccati in mezza Italia.

Prosegue senza tregua il lavoro investigativo che da mesi illumina una delle più ingenti frodi legate ai bonus edilizi. Dopo averne seguito fin dall’inizio ogni sviluppo, partendo da Santa Maria Capua Vetere, nelle ultime 48 ore l’inchiesta coordinata dalla Procura della Repubblica di Venezia ha registrato una svolta decisiva: un maxi sequestro da 76,9 milioni di euro tra crediti fiscali e beni, nell’ambito di una vasta operazione condotta dalla Guardia di Finanza.

L’agevolazione finita al centro dell’indagine è il “Bonus Facciate”, misura introdotta con il Decreto Rilancio per incentivare interventi di riqualificazione degli edifici. Secondo gli inquirenti, dietro la facciata dei lavori edilizi si celava un articolato meccanismo fraudolento che avrebbe generato milioni di euro di crediti d’imposta per opere mai eseguite.

Il sistema: accessi abusivi e società-schermo

Al vertice del presunto sodalizio un ragioniere padovano, ritenuto l’ideatore della macchina della frode. Le indagini, affidate al Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Venezia e coordinate dalla Procura della Repubblica di Venezia, hanno ricostruito un meccanismo tanto semplice quanto insidioso: accessi abusivi ai “cassetti fiscali” di contribuenti ignari, creazione di società ad hoc intestate a prestanome, produzione artificiosa dei presupposti per maturare i crediti d’imposta e successiva cessione a catena degli stessi.

Un sistema che, stando alle contestazioni, avrebbe consentito la monetizzazione dei crediti attraverso passaggi plurimi, rendendo più complessa la tracciabilità delle somme e favorendone la dispersione.

Il provvedimento, convalidato dal Giudice per le indagini preliminari lagunare, ha interessato 33 persone fisiche — di cui 19 formalmente indagate — e 23 società distribuite sull’intero territorio nazionale. Le accuse, a vario titolo, vanno dalla truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche alla ricettazione, fino al riciclaggio.

Sequestri da Nord a Sud

L’operazione ha avuto un raggio d’azione esteso: dalle province venete di Venezia, Padova, Treviso, Vicenza e Rovigo fino a Udine, Milano, Pavia, Mantova, Roma, Napoli, Caserta e Catania. Sigilli anche nel Casertano, dove risultano coinvolti alcuni dei soggetti destinatari delle misure patrimoniali.

Nel dettaglio, sono stati finora sequestrati 24 immobili, liquidità sui conti correnti per circa 3,6 milioni di euro e crediti d’imposta ancora giacenti nei cassetti fiscali per 34,5 milioni di euro. A questi si aggiungono ulteriori sequestri preventivi già eseguiti nel corso dell’indagine, per complessivi 5,8 milioni di euro.

Un’azione che punta non soltanto a reprimere il reato, ma soprattutto a interrompere la circolazione dei crediti fittizi e a recuperare risorse sottratte al bilancio pubblico.

Il fronte aperto dei bonus edilizi

L’inchiesta veneziana si inserisce nel più ampio filone di controlli sui bonus edilizi che negli ultimi anni hanno messo in luce falle normative e vulnerabilità nei sistemi di verifica preventiva. Se da un lato le misure di incentivazione hanno rappresentato un volano economico, dall’altro hanno offerto terreno fertile a organizzazioni capaci di sfruttare maglie larghe e procedure accelerate.

L’operazione delle Fiamme Gialle conferma la linea dura contro le frodi fiscali e segna un nuovo capitolo in una vicenda che continua a evolversi. Le indagini non sono concluse e ulteriori sviluppi potrebbero emergere nelle prossime settimane, mentre resta alta l’attenzione su uno dei fronti più delicati della finanza pubblica italiana.

Nel solco del nostro lavoro di giornalismo investigativo, La Notte continuerà ad andare oltre i comunicati e le cifre, per provare a unire i puntini di una rete che appare tutt’altro che casuale. Seguiremo le traiettorie che collegano Santa Maria Capua Vetere a Eboli, risalendo verso Milano e Alessandria, per poi tornare sull’asse veneto da Padova a Venezia, snodi geografici che ricorrono con insistenza nell’inchiesta. L’obiettivo è ricostruire la struttura relazionale e operativa del presunto sistema: chi decideva, chi eseguiva, chi beneficiava. Perché dietro i numeri — 77 milioni di euro sequestrati — potrebbe celarsi una trama organizzata che attraversa l’Italia e che merita di essere raccontata fino in fondo, con nomi, ruoli e connessioni.

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