13 Febbraio 2026, venerdì
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Lollobrigida regina del ghiaccio: “Una gara pensata, sentita, vissuta. E ora voglio godermela”

Secondo oro per Francesca Lollobrigida ai Giochi di Milano-Cortina: dalla “bolla” dei 3000 metri alla lucidità dei 5000. “È stata una sfida collettiva, ne siamo usciti vincitori tutti”.

La differenza tra l’istinto e la strategia, tra la furia agonistica e la consapevolezza tecnica, tra l’essere travolti dall’adrenalina e scegliere di dominarla. È dentro questo spazio sottile che si colloca il secondo oro olimpico di Francesca Lollobrigida ai Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, una vittoria che non è soltanto medaglia ma racconto di maturità sportiva.

Dopo l’exploit nei 3000 metri, arrivato quasi in apnea emotiva, la campionessa azzurra ha cambiato registro nei 5000. Meno impulso, più calcolo. Meno “bolla”, più controllo.

«È stata una gara molto più studiata a tavolino», ha spiegato a caldo, ancora con il respiro della pista nelle parole. «Nei 3000 sono partita senza nemmeno rendermi conto dei tempi. Non avevo percezione del record olimpico, ero dentro qualcosa di sospeso. Nei 5000, invece, hai il tempo di pensare, di ragionare, di costruire ogni passaggio».

Una distanza, quella più lunga, che non concede distrazioni ma impone lucidità. Ogni giro è un dialogo interiore, ogni rettilineo un confronto con la fatica. E proprio lì Lollobrigida ha scelto di trasformare la pressione in energia.

«Non ho sentito quel peso addosso. Mi sono divertita», ha detto, con la serenità di chi ha imparato a governare il momento. «Dentro di me avevo un’idea chiara: usare il pubblico. Quando passavo sotto le curve sentivo l’energia arrivare, mi dava qualcosa in più».

Non solo tecnica, dunque. Anche relazione. Il tifo come propulsore, il rumore come alleato. In un’Olimpiade casalinga, l’atleta romana ha trovato nel calore degli spalti un moltiplicatore emotivo, riuscendo a incanalarlo senza esserne travolta.

La doppietta d’oro non è solo un trionfo personale. Nelle sue parole emerge con forza la dimensione collettiva del successo. «Secondo me realizzerò davvero quello che ho fatto solo più avanti», ha ammesso. «È stata una sfida per me, ma anche per la mia famiglia, per la mia federazione, per il mio gruppo sportivo. È stata una sfida per tutti. E ne siamo usciti vincitori tutti».

Un passaggio che racconta il dietro le quinte dell’alta performance: mesi di preparazione, programmazione meticolosa, sacrifici condivisi. Il pattinaggio di velocità è disciplina di solitudine estrema in pista, ma di lavoro corale fuori.

Se nei 3000 metri aveva vinto la sorpresa — persino per lei — nei 5000 ha prevalso la piena consapevolezza. La differenza tra essere trascinata dalla gara e guidarla. Tra inseguire un tempo e costruirlo.

Milano-Cortina consegna così all’Italia una Lollobrigida più completa, capace di unire potenza e intelligenza tattica, cuore e calcolo. E mentre il pubblico celebra l’impresa, lei sceglie la misura. Sa che l’emozione vera arriverà dopo, quando il silenzio sostituirà il frastuono e il peso dell’oro diventerà memoria.

Per ora resta l’immagine di una campionessa che, nel gelo della pista, ha trovato il modo più caldo per vincere: divertirsi.

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