Il caso Epstein continua a produrre scosse di assestamento nei piani alti della finanza globale. L’ultima a cadere è Kathy Ruemmler, responsabile legale di Goldman Sachs ed ex consigliera della Casa Bianca sotto la presidenza di Barack Obama. L’avvocata ha annunciato che si dimetterà dall’incarico di chief legal officer e general counsel a partire dal 30 giugno 2026, dopo la diffusione di e-mail che documentano uno stretto rapporto con Jeffrey Epstein.
Nelle comunicazioni rese pubbliche, Ruemmler descriveva il finanziere come un “fratello maggiore”, arrivando a chiamarlo “zio Jeffrey” e ad esprimere affetto e riconoscenza, anche in anni successivi alla sua condanna per reati sessuali e all’iscrizione nel registro dei molestatori. Parole che cozzano con le prese di distanza ufficiali espresse in tempi più recenti, quando l’avvocata lo aveva definito un “mostro”.
Le contraddizioni tra pubblico e privato
Fino a poche settimane fa, Ruemmler aveva resistito alle pressioni, dichiarandosi determinata a restare al suo posto. Aveva ridimensionato il contenuto delle e-mail, sostenendo che non riflettessero una reale condivisione delle condotte di Epstein. Eppure, dalla corrispondenza emerge un tono confidenziale e caloroso che stride con la gravità dei crimini contestati al finanziere.
In un messaggio del 2018, ad esempio, Ruemmler ringraziava Epstein per un dono con parole entusiaste: “Che pensiero gentile e premuroso! Grazie allo zio Jeffrey!”. Un passaggio che oggi pesa come un macigno, soprattutto alla luce del contesto: Epstein era già stato condannato nel 2008 per reati sessuali e il suo nome era ormai associato a uno dei più gravi scandali degli ultimi decenni.
Un portavoce di Goldman Sachs, in una dichiarazione diffusa prima dell’annuncio ufficiale delle dimissioni, ha sottolineato che Ruemmler “si pente di aver mai conosciuto” Epstein. Una formula che tenta di chiudere il caso sul piano reputazionale, ma che non cancella le contraddizioni tra le parole pubbliche e le comunicazioni private.
I regali e le regole interne
A rendere ancora più delicata la vicenda è la questione dei regali. Dopo aver lasciato la Casa Bianca nel 2014 ed essere tornata alla libera professione, Ruemmler avrebbe ricevuto da Epstein diversi doni di valore, tra cui borse di lusso e una pelliccia. Regali che, secondo le e-mail, sarebbero stati accolti con gratitudine e affetto.
Il nodo non è soltanto etico, ma anche regolamentare. A Wall Street lo scambio di regali di alto valore tra clienti e professionisti – siano essi banchieri o avvocati – è storicamente guardato con sospetto, perché può configurare conflitti di interesse. Il codice di condotta di Goldman Sachs impone ai dipendenti di ottenere un’approvazione preventiva prima di accettare o offrire regali ai clienti, anche per evitare possibili violazioni delle normative anti-corruzione.
In questo quadro, la vicinanza personale e materiale con un soggetto già condannato per reati sessuali rappresenta un cortocircuito reputazionale per un’istituzione che fa dell’integrità uno dei suoi pilastri dichiarati.
L’addio e la linea della banca
Nel comunicare la decisione, Ruemmler ha rivendicato il lavoro svolto negli ultimi sei anni: “Da quando sono entrata in Goldman Sachs ho avuto il privilegio di supervisionare le questioni legali, reputazionali e normative dell’azienda, di rafforzare i nostri processi di gestione del rischio e di garantire che viviamo secondo il nostro valore fondamentale di integrità. La mia responsabilità è mettere gli interessi di Goldman Sachs al primo posto”.
Parole che suonano come un tentativo di ricondurre la scelta nell’alveo della responsabilità istituzionale: un passo indietro per proteggere la banca.
Il ceo di Goldman, David Solomon, ha accettato le dimissioni con una nota dai toni concilianti: “Kathy, una delle professioniste più affermate nel suo campo, è stata una mentore e un’amica per molti dei nostri dipendenti, e ci mancherà. Ho accettato la sua decisione e la rispetto”.
Dietro la compostezza formale, resta però l’ennesima dimostrazione di quanto il caso Epstein continui a riverberare ben oltre la sua morte, lambendo élite finanziarie, politiche e professionali. Per Goldman Sachs, che negli ultimi anni ha cercato di rafforzare la propria governance e il presidio reputazionale, la vicenda Ruemmler rappresenta un promemoria severo: nel tempo dell’iper-trasparenza, le relazioni personali non sono mai davvero private.
