8 Marzo 2026, domenica
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Blitz della polizia alla Commissione Ue: nel mirino la maxi vendita da 900 milioni

La Procura europea indaga su presunte irregolarità nella cessione di 23 immobili dell’esecutivo comunitario a un fondo sovrano. Perquisizioni negli uffici di Bruxelles. L’operazione, chiusa nell’aprile 2024 sotto la responsabilità del commissario al Bilancio Johannes Hahn, era stata presentata come il perno della “nuova” trasformazione green del quartiere europeo.

BRUXELLES – Le divise della polizia belga nei corridoi della Commissione europea sono un’immagine che pesa, simbolicamente e politicamente. Gli agenti hanno effettuato perquisizioni nei locali dell’esecutivo Ue nell’ambito di un’indagine su presunte irregolarità legate a una delle più rilevanti operazioni immobiliari mai condotte da Bruxelles: la vendita di 23 edifici per un valore complessivo di circa 900 milioni di euro, finalizzata il 29 aprile 2024.

A coordinare l’inchiesta è la Procura europea (Eppo), l’organismo indipendente incaricato di indagare sui reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione. Da Lussemburgo fanno sapere di essere impegnati nella “raccolta di prove”, senza fornire ulteriori dettagli sui possibili profili di responsabilità o sulle persone coinvolte. Al momento non risultano accuse formali, ma il fatto stesso che gli investigatori abbiano varcato la soglia della Commissione segna un passaggio delicato.

L’operazione sotto esame

Al centro dell’indagine vi è l’accordo concluso tra la Commissione europea e il fondo sovrano Federal Holding and Investment Company per la cessione di un consistente pacchetto immobiliare nel cuore del quartiere europeo di Bruxelles. Un’area che negli ultimi decenni si è trasformata nel simbolo fisico del potere comunitario, ma anche in un distretto spesso accusato di scarsa integrazione con il tessuto urbano circostante.

All’epoca, l’operazione fu presentata come un passaggio strategico nella riorganizzazione logistica dell’esecutivo Ue. L’obiettivo dichiarato era duplice: da un lato ridurre del 25% la superficie complessiva degli uffici entro il 2030; dall’altro modernizzare il patrimonio immobiliare, rendendolo più efficiente dal punto di vista energetico e più coerente con le ambizioni climatiche dell’Unione.

La Commissione parlò di un’intesa “vantaggiosa per il quartiere europeo”, sottolineando come la cessione avrebbe favorito la creazione di un’area più “moderna, attrattiva e verde”, dove uffici, abitazioni, negozi e spazi ricreativi potessero convivere in modo armonioso. Una trasformazione urbana in linea con le politiche di sostenibilità e con l’idea di un’Europa più attenta all’impatto ambientale delle proprie strutture.

Il piano prevedeva inoltre la concentrazione del personale in edifici meno numerosi ma più grandi e tecnologicamente avanzati, con economie di scala e una riduzione dell’impronta di carbonio. In sostanza, meno palazzi, ma più efficienti.

I nodi da chiarire

È proprio su questa maxi operazione che ora si concentrano i magistrati europei. Le ipotesi di irregolarità – sulle quali vige il massimo riserbo – riguarderebbero le modalità della vendita e i passaggi procedurali che hanno portato alla definizione dell’accordo.

La Procura europea, istituita nel 2021 e progressivamente rafforzata nel suo raggio d’azione, ha competenza sui reati che incidono sul bilancio dell’Unione, comprese frodi, corruzione e gravi irregolarità negli appalti e nelle operazioni finanziarie. L’intervento negli uffici della Commissione indica che l’indagine si trova in una fase operativa significativa, con l’acquisizione diretta di documentazione.

Per Bruxelles si tratta di un banco di prova reputazionale. L’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ha fatto della trasparenza e della buona governance uno dei pilastri della propria azione politica, in particolare in un momento storico segnato dalla gestione di ingenti risorse comuni – dai fondi del Next Generation EU ai programmi pluriennali di bilancio.

Il ruolo di Johannes Hahn

Quando l’accordo venne finalizzato, il portafoglio del Bilancio era affidato all’austriaco Johannes Hahn, politico di lungo corso nelle istituzioni europee. In qualità di commissario, Hahn aveva la responsabilità della gestione finanziaria e, dunque, anche delle strategie immobiliari dell’esecutivo.

A maggio scorso, Hahn è stato nominato inviato speciale dell’Unione europea per Cipro, con un mandato che lo vede riferire direttamente alla presidente von der Leyen e lavorare in coordinamento con l’inviata personale del segretario generale delle Nazioni Unite per l’isola, Maria Angela Holguin Cuellar. La sua nomina era stata presentata come un segnale dell’impegno europeo per una soluzione “globale, funzionale e sostenibile” della questione cipriota, nel rispetto delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell’Onu e dei principi dell’Unione.

Al momento non vi sono indicazioni di un coinvolgimento diretto di Hahn nell’indagine, né la Procura europea ha fornito elementi in tal senso. Tuttavia, il fatto che l’operazione sia stata chiusa durante il suo mandato rende inevitabile un’attenzione politica sulla catena decisionale che portò alla firma dell’intesa.

Un caso che pesa sull’immagine dell’Ue

L’irruzione della polizia nei locali della Commissione rappresenta un fatto raro e simbolicamente potente. In un’epoca in cui le istituzioni europee chiedono agli Stati membri standard elevati di legalità, trasparenza e corretto utilizzo delle risorse pubbliche, ogni ombra interna rischia di alimentare polemiche e tensioni.

Molto dipenderà dagli sviluppi dell’inchiesta. Se si tratterà di irregolarità procedurali circoscritte o se emergeranno profili più gravi, lo diranno le indagini in corso. Per ora resta un dato: la maxi operazione immobiliare che avrebbe dovuto incarnare la svolta verde e razionale dell’amministrazione europea è finita sotto la lente dei magistrati.

E con essa, almeno per il momento, anche l’immagine di efficienza e rigore che Bruxelles intende proiettare al proprio interno e verso i cittadini dell’Unione.

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